Sempre più giovani tornano dall'estero, e non è (solo) per lo stipendio
Uno studio dice che 4 giovani italiani su 10 partiti all'estero tornano in Italia — il doppio di dieci anni fa. Solo 4 su 10 lo fanno per il numero in busta paga. Cosa guardare prima di partire o restare.
Se hai in testa il piano "mi laureo e me ne vado, perché lì si guadagna di più", oggi c'è un dato che vale la pena guardare prima di darlo per scontato: sempre più coetanei tuoi stanno facendo il percorso opposto, e la ragione quasi mai è solo i soldi.
Cosa è successo
Uno studio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ripreso oggi da ANSA, dice che negli ultimi cinque anni oltre 129.000 giovani italiani fra i 18 e i 39 anni sono tornati in Italia dopo un periodo all'estero. Il tasso di rientro è quasi raddoppiato in dieci anni: da 26 rientri ogni 100 partenze nel 2011-2015 a 40 ogni 100 nel 2021-2025. Età media al rientro: 29,6 anni. Il flusso più grande arriva da Germania e Regno Unito — 42 rientri ogni 100 partenze da lì, ben sopra la media europea (32,5). E il dettaglio che conta di più: solo il 42,9% di chi torna dice che lo stipendio all'estero era davvero adeguato al costo della vita del posto dove viveva.
Perché ti riguarda
Se il tuo piano per dopo la laurea è "vado all'estero perché lì pagano di più", questo dato ti chiede di rifare il conto con un numero in più. Lo stipendio lordo fuori è quasi sempre più alto, questo è vero e resta vero. Il problema è che da solo non dice niente: dice cosa entra, non cosa resta dopo affitto, trasporti, sanità quando serve, e il fatto che a ventitré anni ricostruisci da zero una rete di persone che qui hai già.
Il punto non è che chi torna abbia fallito. Il 53,5% di chi è rientrato dice che la propria situazione professionale in Italia è uguale o migliore di quella che aveva fuori, e più di 7 su 10 stanno meglio dopo essere tornati. E quello che pesa di più nella decisione di tornare non è quasi mai il numero sul contratto: è l'equilibrio fra lavoro e resto della vita (lo dice il 75% di chi è rientrato), l'ambiente di lavoro (67,9%), le tutele (64,3%), i benefit (60,7%). Lo stipendio adeguato al costo della vita è l'ultimo della lista, al 42,9%.
| Cosa pesa nella scelta di tornare | Lo giudica uguale o meglio che all'estero |
|---|---|
| Equilibrio vita-lavoro | 75% |
| Ambiente di lavoro | 67,9% |
| Tutele sul lavoro | 64,3% |
| Benefit | 60,7% |
| Stipendio adeguato al costo della vita | 42,9% |
Se stai valutando un'offerta fuori, o al contrario stai scartando l'Italia a priori perché "qui non si guadagna", il confronto giusto non è fra due paesi in astratto. È fra due numeri concreti: quanto ti resta in tasca a fine mese in un posto, contro quanto ti resta in tasca a fine mese nell'altro — non il lordo che sta scritto nell'annuncio di lavoro.
Il 53,5% di chi è tornato dice che la propria situazione professionale in Italia è uguale o migliore di quella che aveva all'estero.
Cosa farei io, al posto tuo
Prima di dire sì a un'offerta all'estero — o di scartarla a priori — fatti fare due conti veri, non uno solo: lo stipendio netto che ti resta ogni mese, e il costo della vita reale nella città specifica dove andresti (una stanza in affitto, i trasporti, un pasto fuori), non la media nazionale che trovi cercando su Google. Chiedilo a chi ci vive già adesso, non solo a chi ti offre il lavoro: un gruppo Facebook di italiani in quella città ti dà in dieci minuti numeri più veri di qualunque articolo. Se il netto che resta non è chiaramente più alto di quello che faresti restando, allora la cosa che deve convincerti a partire è un'altra — cosa impari, chi conosci, cosa scrivi sul curriculum fra due anni — non lo stipendio.
Cosa non cambia
Questo non vuol dire che partire sia sempre la scelta sbagliata, o che l'Italia sia improvvisamente il posto migliore per tutti. Restano vere due cose. Chi parte per studiare o per fare un'esperienza professionale specifica lo fa spesso per una ragione buona che non dipende dai soldi, ed è comunque valida. E in certi settori molto specializzati lo stipendio all'estero resta oggettivamente fuori scala rispetto a qui, costo della vita incluso — quello lì il conto lo vince facile. Il dato di oggi non dice "resta a casa": dice che tornare non è un ripiego. È già la scelta di 4 partenti su 10, ed è una scelta in crescita da dieci anni, non un'eccezione.
Questa cosa ti riguarda e non sai cosa farne? Scrivimi in DM, rispondo io. https://ig.me/m/ale.towro
