← Trovare lavoro

LinkedIn a vent'anni, senza esperienza: si può usare per trovare lavoro

LinkedIn a vent'anni senza esperienza: cosa scrivere quando non hai niente da mettere, come si usa per farsi notare, e per quali lavori invece non serve a niente.

26 settembre 2026 · 8 min di lettura

Ti hanno detto di aprirti un profilo LinkedIn e sei rimasto davanti alla pagina vuota: "esperienza lavorativa" non ce l'hai, "formazione" è solo l'università che stai ancora facendo, e la foto profilo te la sei fatta col telefono in bagno perché non hai foto decenti. Ti sembra un posto per persone con la carriera già avviata, non per te. In parte hai ragione — ma non per il motivo che pensi, e buttarlo via è un errore quanto trattarlo come se risolvesse tutto da solo.

Per cosa NON serve

Prima la parte scomoda, perché è quella che quasi nessuno ti dice. Se cerchi un lavoro da bar, da magazziniere, da rider, da commesso — la stragrande maggioranza dei lavori per studenti — LinkedIn non serve quasi a niente. Chi assume in quei settori non lo controlla: guarda WhatsApp, la bacheca fisica del negozio, il passaparola. Un profilo LinkedIn perfetto non ti fa assumere un secondo prima in un bar.

Dove invece conta davvero:

  • Stage e tirocini in ufficio — la stragrande maggioranza delle aziende medio-grandi ricerca lì, non su Indeed.
  • Primi clienti freelance — se fai social media, grafica, scrittura, un profilo con un minimo di prove ti fa trovare da chi cerca proprio quel servizio.
  • Farsi notare da chi assume nel tuo settore di studio, anche prima di candidarti — un recruiter che scorre profili di studenti di informatica o economia esiste davvero, non è leggenda.

Se il tuo obiettivo è uno di questi tre, continua a leggere. Se è "trovare un lavoretto per pagarmi l'affitto questo mese", chiudi questa pagina e vai su dove si cercano davvero i lavori per studenti: ti serve molto più di LinkedIn.

Cosa scrivere quando non hai esperienza

L'errore più comune è lasciare tutto vuoto, come se il profilo dovesse aspettare che tu abbia qualcosa "di serio" da metterci. Sbagliato: un profilo vuoto sembra abbandonato, uno pieno di cose vere ma piccole sembra curato. La differenza non la fa quanto hai fatto, la fa se hai riempito quello che potevi.

SezioneCosa mettere se non hai esperienza
Titolo (sotto il nome)Non "Studente" — di' cosa fai o vuoi fare: "Studente di Economia, interessato a marketing e vendite"
FotoUna foto normale, viso visibile, sfondo neutro. Non serve un fotografo, serve luce buona e niente festa sullo sfondo
Informazioni3-4 righe: cosa studi, cosa ti interessa, cosa cerchi. Scritte come parli, non come un comunicato stampa
EsperienzaOgni lavoretto conta: bar, ripetizioni, un progetto universitario di gruppo, il servizio civile. Non serve che sia "professionale", serve che sia vero
FormazioneIl tuo corso di laurea, anche se non finito. Aggiungi il liceo solo se hai fatto qualcosa lì che conta (un progetto, uno scambio)
CompetenzeSolo quelle vere. Se scrivi "Excel" e non sai fare una formula, verrà fuori al primo colloquio ed è peggio che non averlo scritto

Un lavoretto da cameriere messo bene ("Servizio in sala, gestione clienti in autonomia nei weekend durante l'anno accademico") vale più di una riga lasciata vuota per vergogna. Chi legge sa che hai vent'anni: non si aspetta un curriculum da dirigente, si aspetta di vedere che sei una persona reale che ha già fatto qualcosa, anche piccolo.

Come si usa, non solo come si scrive

Avere il profilo è la parte facile. La parte che sposta davvero qualcosa è usarlo:

Connettiti con chi conosci davvero prima, non con sconosciuti a caso: compagni di corso, professori con cui hai un buon rapporto, persone per cui hai lavorato anche solo un'estate. Un profilo con dieci connessioni vere pesa più di uno con duecento sconosciuti mai sentiti.

Commenta, non solo guardare. Se un'azienda o una persona del tuo settore pubblica qualcosa, un commento sensato (non "bellissimo post!") ti fa notare molto più di un profilo perfetto che nessuno visita mai. È lo stesso principio di farsi vedere in un posto piccolo piuttosto che urlare in uno enorme dove nessuno ti sente.

Scrivi messaggi diretti, con lo stesso criterio della candidatura spontanea: corti, specifici, senza chiedere "un lavoro" in generale. "Ho visto che cercate qualcuno per [ruolo specifico], sto studiando [corso] e ho fatto [cosa concreta], posso mandarti due righe?" funziona. "Ciao, cercavo opportunità nella vostra azienda" no — è il messaggio che ricevono venti volte al giorno e cancellano senza leggere fino in fondo.

L'errore che rovina tutto: gonfiare quello che non c'è

Cercando esempi online trovi profili di ventenni che si definiscono "Founder", "Growth Strategist" o "Consulente" per un progetto universitario fatto in tre, o per un profilo Instagram con duecento follower gestito per un'estate. Capisco la tentazione — un titolo grosso sembra risolvere il problema di non avere niente da scrivere — ma è quasi sempre un boomerang. Chi ricerca davvero in un settore fa due domande a un colloquio e la torre di carta crolla al primo scambio, e a quel punto non pensi più "vabbè, aveva vent'anni": pensi "questo si inventa le cose". Meglio scrivere "gestione dei social di [nome progetto], da [data]" — vero, verificabile, piccolo — che "Social Media Strategist" per qualcosa che hai fatto due mesi part-time senza sapere bene cosa stessi facendo. La differenza fra un profilo che convince e uno che no non è quanto è grande quello che hai scritto, è se regge a una domanda in più.

Dove ho sbagliato il canale, non l'impegno

Il mio primo lavoro l'ho trovato a diciassette anni come promoter per una scuola di inglese: pagato a contatto raccolto, ogni tot persone che lasciavano i dati per una settimana gratuita. Mi hanno piazzato da solo al mercato di Imola, e lì non passava nessuno che potesse interessarsi a un corso d'inglese. 40-50 € per un pomeriggio intero, e quasi sempre zero contatti, non perché non mi impegnassi — ci mettevo ore a fermare gente — ma perché stavo cercando risultati nel posto sbagliato. Ci ho messo anni a capire che il problema non ero io: era dove stavo cercando.

Con LinkedIn è identico. Puoi avere il profilo più curato del mondo, ma se lo usi per candidarti a lavori da bar non ti serve a niente — è come tornare al mercato di Imola aspettandosi clienti per un corso d'inglese. Il canale conta quanto l'impegno che ci metti dentro: prima capisci cosa stai cercando, poi scegli dove cercarlo, non il contrario.

La cosa da fare oggi

Apri LinkedIn (o crealo, se non ce l'hai) e riempi solo tre cose: la foto, il titolo sotto il nome, e almeno un lavoretto o progetto vero in "esperienza" — anche il più piccolo che hai fatto. Non serve finirlo tutto oggi, serve smettere di avere un profilo vuoto che sembra abbandonato. Poi manda una richiesta di collegamento a tre persone che conosci davvero: un compagno di corso, un professore, qualcuno per cui hai lavorato.

Se stai ancora scrivendo il primo curriculum e non sai da dove partire, trovi il modello riga per riga in il curriculum quando non hai mai lavorato, e se il prossimo passo è scrivere direttamente a un'azienda, il messaggio giusto è in come si scrive un messaggio a un'azienda senza sembrare uno dei cento.

Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro

Hai una domanda su questa cosa?

Scrivimi, rispondo io. E se la domanda è buona diventa la prossima guida.

Scrivimi una mail

Oppure copia l'indirizzo: ale@studentelavoratore.com

Non vendo niente e non ti propongo niente. Se ti serve una mano a capire una cosa, quella è la porta.