Mestieri che pagano

Quanto guadagna un rider davvero, tolti benzina, bici e tempo morto

Quanto guadagna un rider al netto di benzina, manutenzione del mezzo e tempo morto tra un ordine e l'altro. Cottimo o a ore, bici o scooter: i conti veri.

31 agosto 2026 · 8 min di lettura

Hai visto le bici gialle o verdi sfrecciare e hai pensato che potrebbe essere il lavoro giusto per te: orari che scegli tu, nessun capo col fiato sul collo, parti quando hai due ore libere fra una lezione e l'altra. Poi cerchi "quanto guadagna un rider" e trovi solo numeri sparati a caso — chi dice che ci si arricchisce, chi dice che è sfruttamento puro. La verità sta nei conti che nessuno ti fa vedere prima: quello che entra è quasi sempre meno di quello che sembra, e quello che esce — benzina, usura del mezzo, tempo passato ad aspettare un ordine che non arriva — non lo vedi finché non ci sei dentro.

I due modi in cui ti pagano, e sono due lavori diversi

Prima di parlare di cifre, capisci sotto quale modello stai per lavorare, perché cambia tutto.

A cottimo, come autonomo. È il modello di quasi tutte le piattaforme (Glovo, Deliveroo, Uber Eats): ti paga a consegna, non a ora. L'app ti mostra il compenso prima che tu accetti l'ordine — di solito qualche euro a consegna, con maggiorazioni se piove, se è tardi la sera o se è weekend. Non sei dipendente: sei un lavoratore autonomo, di solito inquadrato come prestazione occasionale finché resti sotto certe soglie, oppure con partita IVA in regime forfettario se le consegne diventano continuative. Se ne parlo per esteso, con i limiti e i tetti veri, in prestazione occasionale: cos'è, e quando è solo un modo per pagarti meno.

A ore, come dipendente. Alcune piattaforme — Just Eat in Italia è quella che lo fa su più larga scala — assumono i rider con un contratto vero, applicando il CCNL Trasporto e Logistica. Vuol dire una paga oraria fissa, ferie, malattia, tredicesima, e ti pagano anche mentre aspetti fermo che arrivi un ordine. La cifra oraria cambia nel tempo e da contratto a contratto: verificala sempre nell'annuncio o chiedendola diretta prima di firmare, non fidarti di quello che gira online.

A cottimo (autonomo)A ore (dipendente)
Come sei pagatoA consegna, importo variabile mostrato prima di accettarePaga oraria fissa da contratto
Tempo morto senza ordiniNon pagatoPagato, sei "in servizio"
Chi decide quando lavoriTu, ti colleghi quando vuoiTurni concordati in anticipo
Contratto e ferieNessuno, sei tu il "datore di te stesso"Contratto CCNL, ferie, malattia
Assicurazione infortuniObbligatoria per legge (INAIL), a carico della piattaformaCome ogni dipendente
Chi paga manutenzione del mezzoTuTu, salvo diverso accordo scritto

Dal 2019 la legge (il cosiddetto decreto rider, legge 128/2019) obbliga comunque le piattaforme a fare un contratto scritto anche per gli autonomi a cottimo e ad assicurarti contro gli infortuni con l'INAIL. Se una piattaforma non ti dà né l'uno né l'altro prima del primo turno, non è normale: chiedilo esplicitamente.

Quello che l'app non ti mostra: il tempo morto

Il numero che vedi prima di accettare una consegna è vero, ma è solo un pezzo del conto. Se lavori a cottimo, quel numero è tutto quello che guadagni in quel giro — ma fra un ordine e il successivo puoi restare fermo dieci, venti minuti senza che nessuno ti paghi un centesimo. In una serata da tre ore, se ne fai due di consegne vere e una di attesa, la tua paga oraria reale è un terzo più bassa di quella che ti aspettavi guardando solo i compensi mostrati in app.

Questo tempo morto cambia moltissimo in base a orario e zona: il venerdì sera in centro città è pieno di ordini, il martedì pomeriggio in periferia puoi restare fermo mezz'ora. Prima di scegliere quando collegarti, guarda le fasce orarie che la app stessa segnala come "alta domanda" — di solito le indica con colori o bonus, ed è l'unico dato affidabile che hai in mano.

Il mezzo che usi ti cambia i conti, non solo la fatica

Qui sta la parte che quasi nessuno fa prima di iniziare, e che decide se il lavoro ti conviene davvero.

Bici muscolare. Zero carburante, ma non zero costi: catena, freni, gomme e camera d'aria si consumano più in fretta di quanto pensi se fai trenta-quaranta chilometri a turno, e in caso di foratura o rottura sei tu a pagare il meccanico. Metti in conto qualche decina di euro al mese di manutenzione se lavori con continuità.

E-bike. Più veloce, meno fatica fisica, ma la batteria si consuma con l'uso e va ricaricata — e sostituita dopo un certo numero di cicli, un costo che si vede solo dopo mesi, non al primo turno. Se non è tua e te la dà la piattaforma, informati su chi paga se si rompe.

Scooter o motorino. Qui i costi sono quelli di un vero mezzo a motore: benzina, assicurazione RC obbligatoria, bollo, manutenzione del motore. Fai più consegne per ora perché sei più veloce, ma tolti questi costi il guadagno netto per consegna si riduce, a volte molto di più di quanto sembri guardando solo il pieno di benzina.

In tutti e tre i casi, il freddo, la pioggia e il traffico sono un costo che non compare in nessun conto ma che paghi lo stesso, in salute e in giornate storte.

Il giorno che ho capito che i costi nascosti azzerano il guadagno

D'estate, a Modena, ho fatto un lavoro dove Tesla mi pagava per fare sondaggi ai piloti che ricaricavano al supercharger: dovevo chiedere da dove venivano e dove erano diretti, perché l'azienda non poteva tracciare gli spostamenti in altro modo. Faceva un caldo assurdo, e per resistere ho tenuto l'aria condizionata accesa in macchina, a motore acceso, per ore. A fine giornata avevo bruciato l'intero pieno: fra andata, ritorno e climatizzatore, il guadagno netto è stato zero. Sulla carta avevo lavorato una giornata intera e portato a casa dei soldi; nei fatti, quei soldi se li era mangiati tutti la macchina.

È la stessa identica trappola in cui cade un rider che guarda solo il compenso per consegna mostrato in app e non sottrae mai benzina, usura del mezzo e tempo morto. Il numero sullo schermo non mente, ma non è la risposta alla domanda "quanto mi resta davvero in tasca" — quella la trovi solo facendo il conto fino in fondo, non fermandoti al primo numero che ti viene incontro.

La guida completa su come si calcola la paga oraria reale di qualsiasi lavoro — non solo le consegne — con la formula pronta da usare, è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. La trovi su studentelavoratore.com/entra.

Incastrarlo con l'università, senza farti mangiare gli esami

Il vantaggio vero delle consegne, quando funzionano, è che puoi lavorare a scaglioni di due o tre ore invece di dover reggere un turno intero come al bar o al ristorante — e questo aiuta molto a tenere insieme lavoro e sessione, un tema che vale per qualsiasi lavoretto e di cui parlo per esteso in quante ore di lavoro reggi senza far crollare gli esami. Il rischio opposto è pensare che, siccome puoi scollegarti quando vuoi, il lavoro non ti tolga tempo mentale: due ore in bici sotto la pioggia stancano diverso da due ore dietro un bancone, e la stanchezza che porti a casa non finisce quando spegni l'app.

La cosa da fare domani

Prima di scegliere se conviene, fai un turno di prova di due-tre ore e segna tutto su un foglio del telefono: quanto ha mostrato l'app per ogni consegna accettata, i minuti passati fermo ad aspettare, i chilometri fatti. A fine turno somma i compensi, dividi per le ore totali (comprese quelle di attesa) e sottrai il costo reale di carburante o usura stimata del mezzo. Quel numero — non quello mostrato sulla singola consegna — è la tua paga oraria vera, ed è l'unico che ti dice se conviene continuare o cercare altro.

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