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Studiare Giurisprudenza e lavorare: si può, e come

Quante ore ti lascia davvero Giurisprudenza, quali lavori si incastrano con esami orali e sessioni pesanti, e cosa sai già fare che qualcuno pagherebbe.

25 agosto 2026 · 8 min di lettura

Ti sei iscritto a Giurisprudenza (o ci stai pensando) e la domanda non è se ce la farai con gli esami: è se riuscirai a farlo mentre lavori, o se dovrai scegliere. La buona notizia è che il problema di Giurisprudenza non è quasi mai l'orario delle lezioni — la frequenza è quasi ovunque libera. La cattiva notizia è che il tempo che ti "regala" in aula te lo rimangia doppio a casa, sui libri.

Qui non trovi un consiglio generico su come si concilia lavoro e studio. Trovi i vincoli specifici di un corso a ciclo unico di cinque anni, con numeri reali da verificare sul tuo regolamento, non inventati.

Quante ore ti prende davvero

Un CFU vale per convenzione ministeriale circa 25 ore di lavoro complessivo dello studente. Giurisprudenza è un corso a ciclo unico da 300 CFU (la sigla ufficiale è LMG/01), spalmati su cinque anni: circa 60 CFU l'anno, come una triennale qualunque sulla carta — 1.500 ore annue, 30 a settimana su 50 settimane.

Il numero che conta davvero, però, non è quello. È come si distribuiscono quelle ore fra aula e studio personale. Nella maggior parte degli atenei italiani la frequenza a Giurisprudenza non è formalmente obbligatoria per gran parte degli insegnamenti — puoi scegliere di non andare a lezione. Il problema è un altro: gli esami sono quasi sempre orali, si basano su manuali molto lunghi (spesso 500-700 pagine a esame) e richiedono di sapere esporre, non solo di aver capito. Un esame di Diritto Privato o Diritto Costituzionale non si "recupera" leggendo un riassunto la settimana prima, come può capitare in corsi più tecnici.

Il numero esatto — quali insegnamenti hanno frequenza obbligatoria (spesso i laboratori pratici, vedi sotto), quanti CFU di lingua straniera, se il tuo ateneo ha già introdotto o meno la riforma del percorso — è scritto nel regolamento didattico del tuo corso, non in un articolo online. Verificalo prima di organizzare qualsiasi cosa: fra un ateneo dove tutto è recuperabile a casa e uno con obblighi di presenza su più corsi cambia tutto il margine che hai.

Cosa non è negoziabile

Anche con frequenza per lo più libera, ci sono pezzi che non decidi tu:

  • I laboratori di scrittura giuridica e le cliniche legali, dove presenti, hanno quasi sempre un numero minimo di ore in aula: si valuta il lavoro pratico fatto insieme ai docenti, non solo un esame scritto.
  • Il corso di lingua straniera giuridica, in molti piani di studio, richiede test di livello e in alcuni atenei frequenza minima al laboratorio linguistico.
  • Gli esami orali si sostengono in una data fissa, di persona, senza alternative. Non esiste il "registro della lezione che riguardo dopo": se il tuo turno di lavoro coincide con l'appello, salti l'appello, punto.
  • Il tirocinio forense (i famosi diciotto mesi di pratica) non è dentro il percorso di laurea: arriva dopo, per prepararti all'esame di Stato da avvocato. Durante l'università, quindi, non è lui a toglierti ore — ma è bene saperlo per non confondere i piani quando organizzi il "dopo".

Se il tuo piano di studi prevede un laboratorio con frequenza obbligatoria, è lì — non sulle lezioni teoriche — che si gioca la vera negoziazione con un lavoro.

Il calendario dell'anno

Le sessioni standard restano tre: invernale (gennaio-febbraio), estiva (giugno-luglio), autunnale (settembre). La differenza rispetto a corsi più "elastici" è che a Giurisprudenza gli appelli per lo stesso esame sono spesso di meno, e trattandosi di orali il margine di recupero last-minute è quasi zero: o sei pronto quel giorno, o aspetti l'appello dopo, che a volte è a distanza di un mese.

PeriodoCosa succedeMargine per lavorare
Lezioni, ottobre-dicembre e marzo-maggioFrequenza libera sulla maggior parte degli esamiAlto, ma da bilanciare con lo studio a casa che è comunque pesante
3-4 settimane prima di ogni sessioneStudio concentrato per esami con manuali molto lunghiRiduci sensibilmente, o sposta i turni sul weekend
Sessioni (gennaio-febbraio, giugno-luglio, settembre)Appelli orali, spesso meno numerosi che in altri corsiMinimo indispensabile: un turno fisso proprio quel giorno ti costa l'appello
Laboratori/cliniche legali, se nel tuo pianoOrario fisso in aula per un blocco di settimaneRidotto, ma limitato a quel periodo

I lavori che si incastrano

Con frequenza per lo più libera ma esami che chiedono studio serio e continuo, i lavori che funzionano meglio sono quelli a ore flessibili e a basso carico mentale fuori dall'orario di lavoro — un turno che ti stanca la testa oltre il previsto ti toglie proprio la concentrazione che serve per gli orali:

LavoroOrario tipicoPaga indicativaPerché si incastra
Ripetizioni di diritto, storia, italiano a superioriPomeriggio/sera, poche ore fisse15-25 €/oraUsi direttamente quello che studi, orari negoziabili con le famiglie
Reception/segreteria in uno studio legale, part-timeOrario d'ufficio, spesso solo mattine o pomeriggiVariabile, spesso al minimo contrattualeVedi da dentro il mestiere prima ancora della laurea, contatto diretto con avvocati
Data entry, contact center inbound, back-officeTurni prevedibili, spesso da remotoVariabile, spesso a chiamata o part-timeBasso carico mentale residuo, orario spesso negoziabile
Hostess/steward per eventi e fiereA chiamata, giornate isolate8-12 €/oraZero impegno settimanale fisso, puoi rifiutare nelle settimane di sessione
Bar/ristorazione nei weekendTurni fissi, ma solo venerdì-domenica6-9 €/ora netti + manceLascia libere le sere infrasettimanali per lo studio, che qui pesa più della lezione

Ho fatto lo steward per un paio d'anni, anche in eventi dell'Università di Bologna — convegni importanti, gente vestita bene, io con la camicia comprata da Zara per l'occasione. Un giorno, alla stessa conferenza, mi sono trovato a fare da filtro all'uscita del palco e ho quasi bloccato il patriarca degli ortodossi scortato da quattro energumeni, e poco dopo ero l'unico, oltre allo staff, nella stanza con Mario Draghi. La lezione che mi porto dietro non è "che colpo di fortuna": è che dentro lo stesso lavoro, alla stessa paga, c'è chi finisce nel corridoio e chi finisce nella stanza — e la differenza la fa quanto sei affidabile, non quanto sei fortunato. Per uno che studia Giurisprudenza, dove la reputazione con chi ti assegna gli incarichi conta quanto il voto sull'esame, è un'equivalenza che vale la pena tenere a mente da subito.

I lavori che ti fanno saltare gli esami

Non tutto quello che sembra compatibile "sulla carta" lo è davvero, con un esame orale in mezzo:

  • Turni fissi tutte le sere della settimana, tipici della ristorazione strutturata: ti tolgono le ore serali che dovrebbero andare allo studio dei manuali, e a Giurisprudenza il volume da coprire prima di un orale non si comprime in due giorni.
  • Lavori a chiamata con preavviso cortissimo, dove non sai il giorno prima se lavorerai o no: impossibili da incastrare con un piano di studio pianificato su settimane, non su giorni.
  • Reperibilità continua o turni che coprono anche la mattina dell'appello: un esame orale è alle 9, non "quando arrivi". Se il lavoro ti mette in dubbio se ci sarai, prima o poi salterai l'appello — è questione di tempo, non di sfortuna.

Il criterio è sempre lo stesso: chi decide quando lavori. Se la risposta è "il calendario dell'azienda, senza eccezioni", prima o poi quel calendario si scontrerà con una data d'esame che non puoi spostare.

Se studi Giurisprudenza sai già fare una cosa che si vende

Dal secondo-terzo anno in poi, hai una competenza che molte piccole attività e privati pagherebbero per non doversela procurare da soli — con un confine netto da rispettare: non puoi dare consulenza legale vera senza essere iscritto all'albo, quindi tutto quello che offri va inquadrato come aiuto pratico, non come parere legale:

  • Aiutare a leggere un contratto prima di firmarlo — non un parere legale, ma spiegare in italiano semplice cosa dice una clausola che un altro studente o un piccolo artigiano non capirebbe da solo. È esattamente quello che avrei voluto qualcuno mi spiegasse quando, da content manager per una startup, ho lavorato due mesi e mezzo senza contratto firmato e senza essere pagato: alla fine ho preso 1.560 € su una promessa iniziale ben diversa, e mi vergognavo persino a chiedere. Chi studia Giurisprudenza dal primo anno vede questi campanelli d'allarme molto prima di me.
  • Compilazione di pratiche burocratiche di base (ricorsi semplici, moduli PA, contenzioso di modesto valore alla Giudice di Pace, dove ammesso senza rappresentanza tecnica) per chi non sa da dove partire.
  • Ripetizioni di diritto ed economia per chi è indietro con gli esami di scuola superiore o con esami universitari propedeutici comuni.

Non serve la laurea per iniziare: serve trovare la prima persona che riconosce che sai leggere le cose meglio di lei, e le fa comodo pagarti per farlo al posto suo.

La cosa da fare domani

Apri il regolamento didattico del tuo corso e controlla due cose sole: quali insegnamenti hanno frequenza o presenza obbligatoria (di solito laboratori e lingua), e quanti appelli reali ha in media un esame nella sessione che ti riguarda. Sono le due informazioni che decidono davvero il tuo margine — molto più del numero totale di CFU. Se vuoi capire prima quanto ti serve al mese per organizzarti, ne ho parlato in quanto ti serve davvero al mese per studiare; e prima di firmare qualunque cosa ti propongano, leggi i contratti che ti proporranno, spiegati senza avvocatese — è la guida che avrei voluto avere prima della startup.

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