Il 730 da studente: quando devi farlo, e quando sono soldi tuoi che lasci allo Stato
730 per studenti: quando sei obbligato, quando ti conviene anche se non devi, come riavere la ritenuta del 20% e chi deve scaricare affitto e tasse universitarie.
Hai fatto due lavoretti quest'anno. Uno con la busta paga, uno con la ricevuta e il 20% trattenuto. Qualcuno ti ha detto «ah, allora devi fare il 730», qualcun altro «ma figurati, da studente non serve». Hai deciso di non pensarci, e il pensiero ogni tanto torna.
La risposta onesta è che hanno ragione tutti e due, a seconda del caso. E che nella maggior parte dei casi uno studente non è obbligato, ma ci sono situazioni precise in cui non farlo vuol dire lasciare allo Stato soldi che sono tuoi. Vediamo quali.
Prima cosa: il 730 non è una tassa
Sembra banale, ma è il motivo per cui quasi nessuno studente lo fa. Il 730 non è un pagamento: è un conto. Si mette da una parte quanto hai guadagnato nell'anno e quante tasse ti hanno già trattenuto, dall'altra quante ne dovevi davvero. Se ti hanno trattenuto più del dovuto, ti ridanno la differenza. Se meno, la paghi.
Per uno studente che guadagna poco, il conto finisce quasi sempre in uno di due modi: zero a zero, e allora farlo o non farlo non cambia niente; oppure a tuo favore, e allora non farlo è un regalo.
Il caso in cui paghi esiste, ed è uno solo che riguarda davvero chi studia: lo vediamo sotto, perché è proprio quello in cui il 730 è obbligatorio.
Quando il 730 da studente è obbligatorio
Le regole d'esonero sono lunghe, ma per chi studia e lavora si riducono a questo:
- Hai avuto un solo datore di lavoro, con busta paga. Non devi fare niente: il conguaglio l'ha fatto lui a fine anno o a fine contratto, e il conto è già chiuso. Lo vedi nella Certificazione Unica (CU) che ti manda in primavera.
- Hai guadagnato poco con il solo lavoro dipendente, sotto gli 8.500 € circa nell'anno. Sotto quella soglia l'imposta in pratica non c'è, e non sei obbligato.
- Hai avuto due o più datori nello stesso anno, e il secondo non ha fatto il conguaglio anche con il primo. Qui attenzione. Ognuno dei due ti ha trattenuto le tasse come se fosse il tuo unico lavoro, e ti ha applicato le detrazioni piene per i suoi mesi. Se il totale supera la soglia, il conto può venire a tuo sfavore, e la dichiarazione la devi fare tu.
L'ultimo è il caso tipico di chi fa la stagione d'estate da una parte e il part-time d'inverno dall'altra. Non è un dramma: di solito si parla di decine di euro, non di migliaia. Ma è il caso in cui il «da studente non serve» è sbagliato.
Le soglie esatte e i casi particolari cambiano ogni anno e stanno nelle istruzioni del modello, sul sito dell'Agenzia delle Entrate. Se ti trovi nell'ultimo caso e hai dubbi, un CAF te lo dice in dieci minuti guardando le tue CU.
Quando non sei obbligato ma ti conviene farlo
Qui sta la parte che quasi nessuno ti spiega. Ci sono tre situazioni in cui il 730 è facoltativo e ti dà indietro soldi veri.
1. Hai lavorato con la ritenuta d'acconto del 20%
Se hai fatto una prestazione occasionale, il committente ti ha pagato l'80% e il 20% l'ha versato allo Stato al posto tuo. Quel 20% si chiama ritenuta d'acconto, e la parola che conta è acconto: è un anticipo sulle tasse che dovresti pagare, non la tassa definitiva.
Se quell'anno hai guadagnato poco, le tasse che dovevi davvero sono molto meno del 20%, a volte zero. Per i redditi da lavoro occasionale c'è una detrazione che, fino a circa 5.500 € l'anno di questi redditi, in molti casi azzera l'imposta. Tradotto: con la dichiarazione ti ridanno quasi tutto, o tutto, quello che ti hanno trattenuto.
Un esempio con numeri tondi: 2.000 € lordi di prestazioni occasionali, nessun altro reddito. Ti hanno trattenuto 400 €. Con la dichiarazione, in un caso così, buona parte di quei 400 € torna indietro. Se non la fai, restano lì.
Il paradosso è che proprio perché hai guadagnato poco non sei obbligato a dichiarare. Ed è esattamente per questo che quasi nessuno lo fa.
2. Nessuno ti ha applicato le detrazioni in busta paga
Le detrazioni per lavoro dipendente — lo sconto sulle tasse che spetta a chiunque lavori con un contratto — il datore te le applica in busta paga. Ma in certi casi non succede: un contratto di due mesi chiuso in fretta, un modulo mai firmato, un errore. Lo vedi nella busta paga alla riga dell'IRPEF trattenuta: se su 600 € al mese ti tolgono decine di euro di tasse, qualcosa non torna. Con il 730 recuperi la differenza.
3. Hai spese che si possono scaricare (e tasse da cui scaricarle)
Alcune spese da studente danno uno sconto del 19% sulle tasse:
| Spesa | Quanto puoi recuperare | La condizione che conta |
|---|---|---|
| Affitto da fuori sede | 19% fino a 2.633 € di canone: massimo circa 500 € | Università ad almeno 100 km da casa e in un'altra provincia (50 km in alcune zone disagiate), contratto registrato |
| Tasse universitarie | 19% di quello che hai pagato | Per le università non statali c'è un tetto fissato ogni anno |
| Abbonamento a bus, treno, metro | 19% fino a 250 €: massimo 47,50 € | Abbonamento, non i singoli biglietti |
| Spese mediche | 19% sulla parte oltre 129,11 € | Scontrino o fattura col tuo codice fiscale |
Due cose che fanno saltare la detrazione più spesso di tutte: i pagamenti in contanti (per quasi tutte queste voci serve bonifico, carta o bancomat; fanno eccezione farmaci e prestazioni in strutture pubbliche) e i documenti persi. Tieni le ricevute in una cartella sul telefono dal primo giorno.
Ma c'è il punto che cambia tutto, e lo vediamo adesso.
Chi deve scaricare il tuo affitto: quasi sempre non tu
Una detrazione non è un rimborso: è uno sconto sulle tasse che paghi. Se le tue tasse sono zero — e con 4.000 € l'anno lo sono — uno sconto del 19% su zero è zero. Puoi avere 2.633 € di affitto pagato e non recuperare un euro.
Se sei fiscalmente a carico dei tuoi (sotto i 24 anni vuol dire reddito sotto i 4.000 € l'anno), affitto, tasse universitarie e spese mediche le può scaricare il genitore che le ha pagate, anche se la ricevuta è intestata a te. Lui le tasse le paga, e quei 500 € li vede davvero.
Quindi la domanda giusta non è «devo fare il 730?», ma «chi di noi due ha le tasse da cui scaricare questa spesa?». Nove volte su dieci la risposta è: chi ti mantiene. Se gli passi le ricevute giuste a maggio, gli fai risparmiare centinaia di euro. È uno dei modi più concreti che hai per alleggerire il peso del chiedere soldi a casa.
E occhio al rovescio: se lavorando superi il limite dei 4.000 €, smetti di essere a carico, e i tuoi perdono le detrazioni che avevano per te. Su un lavoretto da poche centinaia di euro in più può non valerne la pena. Il conto completo, età per età, sta in familiare a carico: il limite di reddito e cosa perdi.
La guida completa su come si fa il 730 precompilato, schermata per schermata, è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. alessandrobonanni.com/entra
Il 20% che non ho mai visto
Quando lavoravo come content manager per una startup a Torino — due reel a settimana, girati, scritti e montati da me — in due mesi e mezzo ho preso 1.560 €, ritenuta d'acconto inclusa. La storia di come sono arrivati, tardi e dopo che ho smesso di consegnare, l'ho già raccontata: quello che non dico mai è l'altro pezzo.
Il 20% di 1.560 € sono 312 €. Non sono mai passati dalle mie tasche: li ha versati l'azienda allo Stato, a nome mio, come anticipo sulle mie tasse. Per uno studente con quel reddito quei 312 € erano, in buona parte, soldi da farsi ridare.
È la stessa lezione di quella storia, vista dal lato delle tasse: il problema non era che qualcuno mi stesse fregando. Era che io non sapevo cosa chiedere, né a chi. Con il cliente mi vergognavo di chiedere i soldi; con lo Stato non sapevo nemmeno che si potessero chiedere.
Come si fa, senza pagare nessuno
Il modo più semplice è il 730 precompilato, sul sito dell'Agenzia delle Entrate:
- Entri con SPID o carta d'identità elettronica. Se non hai nessuno dei due, prima fai lo SPID: ti servirà per tutto, dalla borsa di studio all'ISEE.
- Da fine aprile trovi la dichiarazione già compilata con le CU dei tuoi datori e molte spese (mediche, universitarie, in parte affitto) già caricate.
- Controlli che ci siano tutti i lavori dell'anno e aggiungi quello che manca. Le CU delle prestazioni occasionali a volte arrivano tardi o non arrivano: chiedile al committente entro marzo.
- Se non hai più un datore di lavoro, scegli «nessun sostituto d'imposta»: il rimborso te lo manda direttamente l'Agenzia sul conto, con tempi più lunghi (mesi, non settimane).
- Lo invii entro il 30 settembre.
Se preferisci farti aiutare, vai a un CAF. Le tariffe le decide ogni centro e non ho un numero unico da darti: chiedi il prezzo prima di sederti, e chiedi se hanno tariffe per studenti.
Il 730 di quest'anno, sui redditi del 2025, si è chiuso il 30 settembre. Se ti spettava un rimborso e non l'hai fatto, c'è ancora il modello Redditi, che di solito scade a fine ottobre (quando la data cade di sabato o domenica slitta al lunedì): controlla la scadenza esatta sul sito dell'Agenzia e, visto il poco tempo, fatti aiutare da un CAF. Non darlo per perso finché non te l'ha detto qualcuno che ha guardato i tuoi documenti.
Cosa fai domani
Apri la mail e cerca «Certificazione Unica» o «CU». Se non trovi niente, scrivi a ogni persona o azienda che ti ha pagato quest'anno e l'anno scorso: «Mi mandi la CU, per favore?». Poi guarda una cosa sola, la riga delle ritenute: se c'è una cifra diversa da zero e il tuo reddito dell'anno è basso, quella è la cifra che potresti riavere.
Se sei a carico, fai la seconda cosa: crea una cartella sul telefono, chiamala «730», e mettici dentro da oggi ogni ricevuta di affitto, tasse universitarie e abbonamento. A maggio la passi a chi ti mantiene. Per capire quanto pesano queste voci sul tuo mese, c'è quanto ti serve davvero per mantenerti mentre studi; e se prendi la borsa, ricordati che il reddito che dichiari conta anche lì: quanto puoi guadagnare senza perdere la borsa di studio.
Hai una domanda su questa cosa? Una CU che non torna, un rimborso che non arriva, un caso che qui non c'è? Scrivimi in DM, rispondo io. ig.me/m/ale.towro
