Cosa devi avere per iscritto prima di iniziare a lavorare
Prima di iniziare un lavoretto ti dicono paga, orari e giorno di pagamento a voce. Cosa devi farti confermare per iscritto — anche solo con un messaggio — prima di mettere piede lì dentro.
Ti hanno detto "vieni lunedì alle dieci" e tu hai risposto "perfetto, ci sono". Sai quanto ti pagano — più o meno, te l'hanno detto a voce — ma non sai quando arriva il primo stipendio, quante ore fai davvero, e se quella cosa che ti hanno promesso a parole ("ti facciamo un contrattino dopo il primo mese") succederà per davvero. Lunedì è a due giorni. Hai ancora tempo per sistemarlo, e ti spiego esattamente cosa chiedere.
Le quattro cose che devono starti per iscritto, sempre
Non serve un contratto vero e proprio, con l'avvocato e il bollo. Basta un messaggio — email, WhatsApp, anche una nota vocale che dice le stesse cose e che tu ti salvi — che contenga queste quattro cose:
- Quanto ti pagano, con la cifra esatta. "Intorno ai 7-8 euro l'ora" non è una cifra, è una previsione del tempo. Se ti dicono un range, fatti dire il numero che useranno davvero.
- Quando ti pagano. Fine mese? Entro il 10 del mese dopo? A chiamata dopo ogni turno? Senza questa riga, "ti pago" diventa "ti pago quando mi torna comodo", e non hai modo di dire che è in ritardo perché non c'è una data da cui contarlo.
- Quante ore, e cosa succede se ne fai di più. Se ti chiedono di restare oltre l'orario, quelle ore in più contano o no? Chiedilo prima, non quando è già successo.
- Chi paga, con nome e cognome o ragione sociale. Non "l'azienda", non "il capo": la persona o la ditta che firma lo stipendio. Se non lo sai, non sai nemmeno chi cercare se qualcosa va storto.
Se una di queste quattro cose non te la vogliono confermare per iscritto — nemmeno con un messaggio, nemmeno in due righe — è già un segnale. Non vuol dire per forza che ti stanno fregando, ma vuol dire che non hanno intenzione di lasciarti una prova di quello che hanno detto a voce. E quella prova, il giorno che ti serve, la vuoi tu.
"Ci vediamo lunedì" non è un accordo
Un messaggio WhatsApp non è un contratto, ma vale più di quanto pensi. Se il tuo capo ti scrive "allora ti pago 8€/h, il venerdì, contanti" e tu rispondi "ok perfetto", quel messaggio è una prova scritta di cosa avevate deciso — la puoi rileggere, la puoi mostrare, resta lì con la data sopra. Se invece ve lo siete detti al telefono o di persona, tra un mese, se lui dice "avevamo detto 7" e tu dici "avevamo detto 8", non c'è modo di stabilire chi ha ragione. Vince chi urla di più, e di solito chi urla di più è chi ti paga.
Per questo la mossa più semplice del mondo è: dopo che vi siete messi d'accordo a voce, tu scrivi un messaggio che riassume tutto — "quindi confermo: comincio lunedì, 8€/h, pagamento il venerdì, orario 15-19" — e aspetti che risponda "ok" o "confermo". Non stai chiedendo niente di strano, stai solo scrivendo quello che ha già detto. Se si arrabbia per un messaggio così, hai già la risposta su che tipo di lavoro ti sta offrendo.
Ne parlo più a fondo, con tutti i tipi di contratto che potrebbero proporti — a chiamata, apprendistato, prestazione occasionale — in i contratti che ti proporranno, spiegati senza avvocatese. Se quello che ti hanno proposto è nello specifico "a chiamata" o "intermittente", vale la pena sapere prima cosa ti spetta davvero nelle settimane in cui non ti chiamano: te lo spiego in contratto a chiamata: come funziona davvero (e quando è una fregatura). Se invece quello che ti hanno proposto si chiama "stage" o "tirocinio", le regole sono diverse e le trovi in stage o tirocinio? La differenza che conta più del nome: lì il documento da farti dare non è un messaggio, è il progetto formativo, ed è obbligatorio per legge.
Perché senza niente per iscritto sei tu quello che perde
Immagina che dopo tre settimane il tuo capo ti dica "guarda, questo mese ti pago un po' meno perché non è andata bene". Se hai una cifra scritta da qualche parte — anche solo un messaggio — quella frase è chiaramente fuori accordo, e tu lo sai con certezza, non per sensazione. Se invece avevate parlato solo a voce, lui può dirti che "in realtà era questa la cifra fin dall'inizio" e tu non hai niente da mostrare contro. Non è nemmeno detto che lo faccia apposta: a volte è solo che a voce ci si ricorda male, tutti e due. Ma il rischio, quando qualcosa non torna, lo porta sempre chi non ha lasciato traccia — e di solito è chi lavora, non chi paga.
Come si chiede senza sembrare diffidente
È la paura più comune, e la capisco: hai vent'anni, è il tuo primo lavoro vero, e ti sembra di stare lì a fare il rompiscatole prima ancora di iniziare. Non lo sei. Chiedere conferma per iscritto di quello che è già stato detto non è mettere in dubbio la parola di nessuno — è la cosa che fa chiunque abbia già lavorato qualche volta e sa come vanno le cose quando non lo fa. Due frasi che funzionano, prese e copiate così come sono:
- "Perfetto, allora confermo per non fare confusione: [cifra], [giorno di pagamento], [orario]. Ci vediamo lunedì!"
- "Mi segno tutto per bene: mi mandi tu due righe con gli accordi così ce li abbiamo entrambi? Giusto per essere allineati."
Nessuna delle due suona diffidente. Suonano entrambe come qualcuno che prende sul serio il lavoro che sta per iniziare — ed è esattamente quello che sei.
| Cosa ti dicono a voce | Cosa ti devi far confermare per iscritto |
|---|---|
| "Ti pago intorno agli 8 euro l'ora" | La cifra esatta, non un range |
| "Ti pago a fine mese" | Il giorno preciso: 27, 30, entro il 5 del mese dopo |
| "Facciamo weekend, vediamo gli orari" | Quante ore a turno, e se le ore extra contano |
| "Poi vediamo il contratto" | Entro quanto, e cosa succede se non arriva |
| "L'azienda è seria, tranquillo" | Nome di chi ti paga: persona fisica o ditta |
La storia con la startup, e quello che non avevo scritto da nessuna parte
Il terzo lavoro che ho fatto come fotografo/content creator, prima della vendita, è stato per una startup: content manager, due reel a settimana, girati a casa del CEO, script miei, montaggio mio. Mille euro al mese, mi avevano detto. Nessun contratto firmato, niente per iscritto — solo la parola data a voce, in una call.
Passa un mese, non mi pagano. Passano due mesi, non mi pagano. E qui arriva l'errore vero, quello che mi è costato più della mancanza di contratto: mi vergognavo a chiedere. Continuavo a consegnare, pensando che prima o poi si sarebbe sistemato da solo. Dopo due mesi e mezzo ne ho parlato ai miei, che mi hanno fatto una doccia fredda — mi hanno detto chiaro che quello che stavo facendo non aveva senso. Ho smesso di consegnare proprio mentre stava per partire il calendario dei contenuti di Natale, quando i miei video servivano più che mai: "finché non mi pagate, non vi do niente".
Alla fine ho preso 1.560 € per due mesi e mezzo di lavoro — arrivati solo dopo aver smesso di consegnare, non prima. E ho scoperto una cosa che con un accordo scritto avrei saputo fin dal primo giorno: quei mille euro al mese promessi non erano per me, erano per l'intero reparto contenuti dell'azienda, divisi. Se avessi avuto anche solo un messaggio che diceva "1.000 €/mese, pagamento entro il 5", avrei saputo dal secondo mese di ritardo che qualcosa non tornava, invece di aspettare due mesi e mezzo per capirlo — e forse non mi sarei nemmeno vergognato a chiederlo, perché avrei avuto in mano qualcosa di concreto da mostrare, non solo una sensazione.
La cosa da fare domani
Se hai già un lavoro in corso e non hai niente per iscritto, manda oggi stesso un messaggio che riassume gli accordi — usa una delle due frasi qui sopra — e guarda la risposta. Se hai un colloquio o un primo giorno in arrivo, fallo prima di mettere piede lì dentro, non dopo: è molto più facile chiedere conferma di un accordo appena preso che tornare indietro un mese dopo a dire "in realtà non avevamo scritto niente".
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Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
