Diritti e contratti

Permessi studio: il diritto che quasi nessuno studente lavoratore sa di avere

I permessi studio (le famose "150 ore") sono un diritto vero per chi lavora e studia, ma non ce l'hanno tutti: dipende dal contratto che hai firmato. Cosa coprono, chi li può chiedere e come si chiedono.

26 agosto 2026 · 9 min di lettura

Hai l'esame fra sei giorni, il turno è già scritto sul calendario del gruppo WhatsApp del lavoro, e tu non sai se puoi chiedere di saltarlo senza bruciarti una ferie o inventare un mal di pancia. La maggior parte degli studenti lavoratori risolve così: si prende un giorno di ferie per andare a fare un esame, oppure si presenta al turno la sera prima con la testa altrove. Nessuno gli ha mai detto che esiste un permesso pensato apposta per questo, con un nome che tutti hanno sentito e quasi nessuno sa cosa significhi davvero: le "150 ore".

Cosa sono davvero, tolto il nome che confonde

Il nome "150 ore" nasce negli anni Settanta, dai primi contratti collettivi che davano ai lavoratori il diritto a permessi retribuiti per andare a scuola — all'epoca serviva soprattutto a chi doveva finire le medie o le superiori da adulto. Da lì il nome è rimasto, ma nel tempo tanti contratti collettivi (CCNL) lo hanno esteso a chi studia all'università, e oggi "150 ore" è diventato il modo colloquiale con cui si indicano due cose distinte, che vale la pena separare:

  • Il permesso per il giorno d'esame: ti permette di non andare al lavoro il giorno in cui hai un esame, spesso pagato come se avessi lavorato.
  • Il monte ore per frequentare e studiare: un pacchetto di ore retribuite, cumulabile in più anni, da usare per andare a lezione o preparare gli esami.

Il punto che cambia tutto, ed è la ragione per cui il nome trae in inganno: non esiste un unico "150 ore" uguale per tutti. Quanto vale, come si chiede e chi ci ha diritto lo decide il contratto collettivo applicato dal tuo datore di lavoro — commercio, turismo, metalmeccanici, pubblici esercizi hanno regole diverse fra loro. Chi ti dice "hai diritto a X ore" senza sapere che CCNL applica la tua azienda ti sta dando un numero a caso.

Chi ce l'ha e chi no — il controllo che va fatto prima di chiedere qualsiasi cosa

Questo è il pezzo che quasi nessuno controlla, e che decide se stai leggendo qualcosa che ti riguarda o una cosa bella ma inutile per te:

Ce l'hai, quasi sempre, se sei dipendente con un contratto CCNL — tempo determinato o indeterminato, part-time compreso. È un diritto che nasce dallo Statuto dei Lavoratori e che i contratti collettivi hanno declinato in modo diverso, ma la base c'è per la maggior parte dei settori in cui lavorano gli studenti: commercio, ristorazione, turismo.

Non ce l'hai, quasi mai, se lavori con prestazione occasionale, co.co.co, o un contratto a chiamata senza un vero inquadramento CCNL. Questi rapporti stanno fuori dalla tutela dello Statuto dei Lavoratori nella sua forma classica, e il tuo "capo" non ha nessun obbligo di darti niente per l'esame — al massimo può concedertelo per gentilezza, ma è una gentilezza, non un diritto.

Va verificato caso per caso se sei apprendista: l'apprendistato ha addirittura un legame più stretto con la formazione (è nato apposta per farla convivere col lavoro), ma i dettagli — quante ore, con quale retribuzione — dipendono dal piano formativo e dal CCNL applicato.

Prima domanda da farti, prima ancora di aprire il contratto: che tipo di rapporto hai? Se non lo sai con certezza, la guida su i contratti che ti proporranno, spiegati senza avvocatese ti aiuta a distinguerli. Se il tuo è un contratto a chiamata, quello che puoi chiedere davvero — che di solito non è questo — è spiegato in contratto a chiamata: come funziona davvero.

Cosa dice il tuo contratto, in pratica

Una volta capito che sei dipendente con un CCNL, il passo dopo è trovare il contratto collettivo che la tua busta paga cita — di solito c'è scritto in alto, tipo "CCNL Commercio e Terziario" o "CCNL Turismo e Pubblici Esercizi" — e cercare dentro le parole "diritto allo studio" o "150 ore". Lì trovi i numeri veri per il tuo caso: quante ore hai in un anno o in più anni, se sono pagate al 100% o a una percentuale, se serve un certificato di iscrizione all'esame per chiederle.

Situazione contrattualeDiritto al permesso studioCosa fare
Dipendente CCNL, tempo determinato o indeterminatoSì, quasi sempre — misura variabile per contrattoCerca il CCNL applicato e la voce "diritto allo studio"
ApprendistatoDipende dal piano formativo e dal CCNLChiedi al tutor aziendale o all'ufficio HR
Contratto a chiamata con vero CCNL sottostanteSpesso sì, ma proporzionato alle ore lavorateVerifica prima di dare per scontato di no
Prestazione occasionaleNo, non è previsto dalla leggePuoi solo chiedere per accordo informale
Co.co.coNo, non è previsto dalla leggeIdem: dipende dalla disponibilità di chi ti paga

Il numero esatto — quante ore, quale percentuale di stipendio, quanti giorni prima vanno chiesti — cambia da CCNL a CCNL. Non prendere per buono un numero letto su un forum o detto da un amico che lavora in un altro settore: chiedi il contratto collettivo applicato alla tua busta paga, o chiedilo direttamente all'ufficio del personale, se l'azienda è abbastanza grande da averne uno.

Il tetto che quasi nessuno ti dice

Anche quando il diritto c'è, spesso non è illimitato per tutti insieme: molti contratti collettivi fissano una percentuale massima di lavoratori che possono usare il permesso studio nello stesso periodo, per non lasciare l'azienda scoperta. Vuol dire che se lavori in un negozio piccolo con altri due colleghi universitari e chiedete tutti e tre il permesso per la stessa settimana di esami, il datore di lavoro può legittimamente dirti che il tetto è pieno e va concordato un turno diverso fra voi.

Non è un modo per fregarti: è la ragione per cui conviene chiedere con largo anticipo, non il giorno prima. Chi arriva prima ha più margine per scegliere la data che gli serve.

La storia con cui ho capito che non basta "essere assunti"

Il lavoro più strutturato che ho fatto prima di TOWRO è stato in un colosso italiano, due anni come commerciale: primo stipendio 4.500 €, poi una media di circa 2.000 € lordi al mese, e — questo è il punto — sono riuscito a restare in pari con tutti gli esami, con molto lavoro durante le lezioni e pochissimo sotto sessione. Per anni ho pensato che quell'equilibrio l'avessi trovato da solo, negoziando informalmente con il mio responsabile: gli dicevo quando avevo un esame, lui mi scaglionava gli appuntamenti, io recuperavo dopo.

Nessuno dei due, in quei due anni, ha mai nominato la parola "permesso studio". Non perché non esistesse per il mio contratto — probabilmente esisteva, visto che ero un dipendente vero — ma perché nessuno dei due sapeva che c'era da chiederlo formalmente, ed è finita che ho usato ferie e buonsenso del mio capo per coprire quello che un diritto avrebbe coperto meglio, con meno margine di dipendere dall'umore di qualcuno. Ha funzionato lo stesso, ma solo perché sono capitato con un responsabile ragionevole. Se fosse andata diversamente, non avrei avuto niente da rivendicare, perché non sapevo nemmeno cosa rivendicare.

La guida completa su come si legge un CCNL riga per riga — dove sta scritta la voce "diritto allo studio" e come si distingue da quella sulle ferie ordinarie — è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. La trovi su alessandrobonanni.com/entra.

Come si chiede, in pratica

  1. Trova il CCNL applicato dalla tua busta paga (cercalo in alto nel cedolino, o chiedilo all'ufficio del personale).
  2. Cerca dentro quel contratto le parole "diritto allo studio" o "permessi per motivi di studio" — non "150 ore": è il nome popolare, non quello che userà il testo ufficiale.
  3. Chiedi per iscritto, anche solo con un messaggio o una mail, non a voce: ti serve una traccia di quando hai chiesto, per cosa, e cosa ti è stato risposto.
  4. Porta la prova dell'esame (di solito basta la prenotazione sul sistema dell'università) se il contratto la richiede per pagare il permesso.
  5. Chiedi con anticipo, non il giorno prima: sia per il tetto sui lavoratori contemporanei, sia perché un capo avvisato con settimane di margine può organizzare i turni, uno avvisato il giorno prima no.

La cosa da fare domani

Apri il tuo ultimo cedolino, o chiedilo a chi si occupa delle buste paga in azienda, e cerca la sigla del CCNL applicato. Poi cerca online "[nome del CCNL] diritto allo studio" e leggi quella singola voce — non serve leggere tutto il contratto, solo quel paragrafo. Se il tuo rapporto è una prestazione occasionale o un co.co.co, salta questo passaggio: il diritto formale non c'è, e la conversazione con chi ti paga va impostata come una richiesta, non come una pretesa.

Se hai già un esame vicino e non sai come muoverti con chi ti dà i turni, prima leggi quante ore di lavoro reggi senza far crollare gli esami: aiuta a capire se il problema è il singolo esame o l'intero equilibrio fra lavoro e studio.

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