Career day in università: quando conviene andarci (e quando è una mattina persa)
Career day universitario: per chi serve davvero, cosa trovi agli stand, come ti prepari in un'ora e cosa fai il giorno dopo perché qualcuno si ricordi di te.
Ti arriva la mail dell'ateneo: «Career day, giovedì dalle 9:30, oltre cinquanta aziende presenti». Ti chiedi se vale la pena saltare una lezione, metterti una camicia e girare per un padiglione pieno di stand con il curriculum in mano. La risposta onesta è: dipende da cosa stai cercando. Per certe persone è la mattina più utile del semestre. Per altre è una fila di gadget e sorrisi che non porta a niente.
Cosa c'è davvero a un career day
Un career day è una giornata organizzata di solito dall'ufficio placement (o job placement, o career service: ogni ateneo lo chiama a modo suo) in cui le aziende montano uno stand, fanno qualche presentazione e raccolgono curriculum. Per gli studenti di solito è gratis, ma quasi sempre bisogna registrarsi prima sul portale dell'università, e spesso lì ti chiedono di caricare il CV.
Chi c'è, di solito:
- aziende medio-grandi, spesso con un programma di stage o di ingresso per neolaureati;
- società di consulenza, banche, assicurazioni, grande distribuzione, industria, a seconda di dove sei e di che facoltà ha organizzato;
- agenzie per il lavoro, che raccolgono profili per i loro clienti;
- a volte enti pubblici, forze armate, programmi all'estero.
Chi quasi mai c'è: il bar sotto casa che cerca uno per il sabato sera, il negozio che ha bisogno di un commesso per il periodo natalizio, la famiglia che cerca ripetizioni. Cioè proprio i lavori che la maggior parte degli studenti cerca nei primi anni.
Il numero di aziende e i settori cambiano tantissimo da ateneo ad ateneo e da edizione a edizione. L'elenco delle aziende presenti di solito esce qualche giorno prima sul sito del placement: guardalo prima di decidere, non dopo.
Per chi conviene, e per chi no
Questa è la parte che nessuno dice nella mail di invito. Il career day è costruito per chi sta per finire, non per chi sta cercando un lavoretto da incastrare con le lezioni.
| Chi sei | Ci vai? | Cosa ci cerchi |
|---|---|---|
| Primo o secondo anno, cerchi un part-time per pagarti le spese | Quasi mai conviene | Poco o niente: le aziende lì cercano laureandi, non dieci ore a settimana |
| Ti serve un tirocinio curricolare per i CFU | Sì | Aziende che ospitano tirocini, e i nomi di chi li segue |
| Ultimo anno o laureando, cerchi uno stage o il primo contratto | Sì, ed è il tuo caso | Programmi di ingresso, colloqui a volte fatti sul posto |
| Non sai cosa vuoi fare dopo | Sì, se hai due ore libere | Capire che lavori esistono davvero per la tua laurea, chiedendo a chi li fa |
| Studi e lavori già, e il lavoro ti sta bene | Solo se vuoi cambiare dopo la laurea | Contatti per fra un anno |
Se sei nella prima riga, non ti sto dicendo di non andarci mai. Ti sto dicendo di non aspettarti di uscire con un lavoro per il mese prossimo. Per quello i canali giusti sono altri, e li ho messi in fila in dove si cercano davvero i lavori per studenti.
Un'avvertenza sugli stage che troverai: non tutti sono pagati allo stesso modo, e quelli curricolari spesso non hanno nessun obbligo di rimborso. Prima di entusiasmarti per un nome famoso, leggi tirocinio retribuito: quanto ti spetta. Se non ti è chiara la differenza fra i due, c'è stage o tirocinio: la differenza.
Come ti prepari, in un'ora
Non serve prepararsi per una settimana. Serve fare bene tre cose.
1. Scegli cinque aziende, non cinquanta. Apri l'elenco degli espositori e segna le cinque che ti interessano davvero. Per ognuna guarda il sito per dieci minuti: cosa fanno, dove sono le sedi, se hanno una pagina «lavora con noi» con programmi per studenti. Arrivare allo stand sapendo cosa fanno ti mette già davanti a metà delle persone in fila.
2. Porta un curriculum di una pagina. Stampato, qualche copia, e anche in PDF sul telefono. Se non hai mai lavorato o hai solo lavoretti, non è un problema: come si scrive te l'ho spiegato in il curriculum quando non hai mai lavorato. I lavori da bar, da commesso, da cameriere vanno messi: dicono che reggi i turni e che ti presenti puntuale, cose che a un'azienda interessano più di quanto pensi.
3. Prepara la frase da dire allo stand. Quindici secondi, non di più. Chi sei, cosa studi, cosa cerchi, perché proprio loro. Una cosa tipo:
«Ciao, sono Giulia, sono al terzo anno di Economia e cerco un tirocinio curricolare da marzo. Ho visto che avete un programma nell'area acquisti: come si entra?»
Finisce con una domanda. È voluto: una domanda fa parlare la persona dall'altra parte, e chi parla si ricorda di te più di chi ascolta.
Come vestirsi: come a un colloquio in ufficio, pulito e ordinato. Non serve comprare un completo. Io un completo l'ho comprato, una volta: 100 euro da Zara, camicia, pantaloni, scarpe e cravatta, perché facevo lo steward ai convegni a Bologna e lì era obbligatorio. Per un career day non te lo chiede nessuno, e 100 euro per uno studente sono una settimana di spesa.
Allo stand: le tre domande che valgono il viaggio
La maggior parte degli studenti arriva allo stand, lascia il curriculum, prende la penna col logo e se ne va. Chi lascia il curriculum e basta di solito finisce in una pila con altri cento. Quelle tre domande ti servono per non finirci.
- «Come si entra, concretamente, da voi?» Tirocinio, stage, programma per neolaureati, candidatura dal sito? Chi sta allo stand lo sa, e spesso ti dice cose che sul sito non ci sono (per esempio che le selezioni per l'anno prossimo si chiudono prima del previsto).
- «Cosa fa una persona che entra al primo anno?» È la domanda più utile che puoi fare. Ti dice se quel lavoro è quello che immagini o un'altra cosa.
- «A chi posso scrivere dopo?» Chiedi un nome e una mail, o il profilo LinkedIn. Senza un nome, dopo il career day hai solo un'altra azienda a cui mandare il CV nel mucchio.
Una cosa scomoda da sapere: chi sta allo stand spesso non decide niente. A volte è un selezionatore, a volte è un dipendente mandato lì per la giornata. Trattalo comunque bene: è lui che, a fine giornata, dice «quella ragazza del terzo anno mi è sembrata sveglia».
Perché una persona si ricorda di te e un'altra no
In quinta superiore facevo il controllo dei green pass, a Imola e dintorni: concerti, biblioteca, l'Università di Imola, l'Università di Bologna. È il lavoro che mi ha aperto la porta agli eventi, e da lì sono arrivati i convegni da steward.
E da steward ho capito una cosa che vale identica per un career day. Eravamo sette o otto, stessa paga, stesso completo, sparsi per un palazzo in Piazza Maggiore. Io finivo sempre nei punti importanti. A una conferenza mi sono ritrovato appoggiato alla porta di una stanza dove c'erano Mario Draghi, il gran ciambellano, un fotografo, due assistenti, e basta. Gli altri erano nei corridoi.
Non era fortuna, e non ero più bravo a parlare di loro. Ero quello di cui si fidavano, e qualcuno se n'era accorto: mi metteva dove serviva uno affidabile. Dentro lo stesso lavoro, alla stessa paga, c'è chi finisce nel corridoio e chi finisce nella stanza.
A un career day hai tre minuti invece di tre mesi, ma il meccanismo è lo stesso. Chi è allo stand non si ricorda il curriculum più lungo. Si ricorda chi sapeva cosa faceva l'azienda, ha fatto una domanda precisa e il giorno dopo ha scritto una mail di tre righe. È poco. Lo fa quasi nessuno.
Il giorno dopo: la mail che fa la differenza
Il career day non finisce quando esci dal padiglione. Finisce con il messaggio che mandi entro 24-48 ore alle persone con cui hai parlato. Corto:
«Buongiorno [nome], ci siamo parlati ieri al career day di [ateneo] allo stand di [azienda]. Mi aveva detto che le candidature per i tirocini di primavera si aprono a novembre: le allego il mio CV e mi segno la data. Grazie del tempo, Giulia Rossi, Economia, terzo anno.»
Dentro ci deve essere una cosa che vi siete detti davvero. È quella che fa capire che non è un messaggio copiato e mandato a venti aziende. Se ti hanno dato un profilo LinkedIn, manda la richiesta di collegamento con due righe dello stesso tipo: come si usa LinkedIn quando non hai esperienza l'ho spiegato in LinkedIn a vent'anni, senza esperienza.
Poi può succedere che non ti risponda nessuno. Succede spesso, e non vuol dire per forza che sei stato scartato: cosa fare in quel caso sta in dopo il colloquio nessuna risposta.
La guida completa su come cercare lavoro da studente, canale per canale, è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. Link: https://www.studentelavoratore.com/entra
La cosa da fare domani
Apri il sito dell'ufficio placement del tuo ateneo (cerca «placement» o «career service» più il nome della tua università) e trova la data del prossimo career day o della prossima presentazione aziendale. Se c'è, registrati subito e scarica l'elenco delle aziende. Segnane cinque, e per ognuna scrivi su un foglio una riga: cosa fanno e la domanda che vuoi fargli.
Se invece sei al primo anno e cerchi un lavoro per il mese prossimo, lascia stare il career day e passa la stessa ora a mandare tre candidature spontanee a posti vicino a casa. Rende di più.
Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
