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Quando il lavoro giusto è quello che lasci

Quando lasciare il lavoro se studi: i cinque segnali che il conto non torna, quando è solo una settimana storta, e come ti dimetti senza perdere soldi.

7 ottobre 2026 · 8 min di lettura

Sono le due di notte, hai appena finito il turno e domani hai lezione alle nove. È la terza volta questo mese che ti chiedi se ha ancora senso. Poi ti viene in mente l'affitto, la faccia dei tuoi quando chiedi soldi, e ti dici che in fondo non è così male. Questa guida serve a capire se è davvero «non così male» o se ti stai raccontando una storia. E, se è il momento di andartene, a farlo senza lasciare soldi sul tavolo.

Il conto che non fai mai: quanto ti resta, non quanto ti danno

Quasi tutti decidono se tenersi un lavoro guardando la cifra a fine mese. È il numero sbagliato. Quello giusto è quanto ti resta per ogni ora che ci metti, contando anche quelle che nessuno ti paga: il tragitto, la benzina, l'attesa prima del turno, il giorno dopo che passi a recuperare invece di studiare.

Un esempio con numeri tondi. Lavori 15 ore a settimana a 7,50 € lordi l'ora: circa 450 € al mese. Ci metti 40 minuti fra andata e ritorno ogni volta, quattro volte a settimana, più 60 € al mese di benzina. Le ore vere diventano quasi 18, i soldi veri 390. La tua paga reale è sotto i 5,50 € l'ora. Il conto per intero, voce per voce, l'ho fatto in i costi nascosti di un lavoro.

Il punto è questo: un lavoro può peggiorare senza che cambi niente sul contratto. Ti spostano in un'altra sede, ti mettono sempre in chiusura, ti allungano i turni di mezz'ora non pagata. La busta paga resta uguale, e intanto la tua paga vera scende.

I cinque segnali che è ora di andare

Non basta essere stanchi: la stanchezza c'è in quasi tutti i lavori che si fanno studiando. Questi invece sono segnali che il problema non passa da solo.

SegnaleCome lo riconosciPerché non migliora
La paga reale è crollataTolti tragitto e spese ti restano meno di 5 € l'oraIl costo per andarci non lo decide il capo, non lo cambierà lui
Ti pagano meno di quello che vi eravate detti«Stasera non è venuto nessuno, ti do meno»Se succede una volta e lo accetti, diventa la regola
Hai saltato un appello per colpa dei turniEsame rimandato, e già sai che succederà anche al prossimoIl calendario del locale non si piega alle sessioni
Il corpo ti sta mandando il contoDormi sei ore, mangi in piedi, ti ammali ogni meseNessuna paga oraria compra indietro la salute a vent'anni
Non impari più nienteDa tre mesi fai le stesse cose, e non ti porterebbero da nessuna parteStai vendendo ore e basta, e le ore sono la cosa che ti manca di più

Ne basta uno dei primi tre per prendere la cosa sul serio. Se ne hai due insieme, non è più una domanda: è solo una questione di quando e come.

Sul secondo punto, quello della paga tagliata «per una buona ragione», non trattare: è uno dei segnali più chiari di un lavoro che ti sfrutta, e l'ho spiegato bene in come si riconosce un lavoro che ti sta sfruttando. Sul terzo, il numero di ore che reggi senza perdere la sessione sta in quante ore di lavoro reggi davvero.

Quando invece è una settimana storta, e non devi mollare

Prendere posizione vuol dire anche dire il contrario quando serve. Ci sono momenti in cui lasciare è la scelta sbagliata.

  • È la sessione che ti fa odiare tutto. A gennaio e a giugno ogni lavoro sembra insopportabile, anche quello buono. Prima di andartene, prova a chiedere meno ore per tre settimane. Se il capo dice di sì, il problema era il calendario, non il lavoro.
  • Ti servono quei soldi e non hai niente in mano. Se senza quello stipendio non paghi l'affitto, la regola è una: prima trovi, poi lasci. Cercare un lavoro mentre ne hai uno è più facile, non più difficile: non hai fretta, e al colloquio si sente.
  • Sei lì da tre settimane. Il primo mese in un posto nuovo è quasi sempre il peggiore: non sai dove stanno le cose e tutti ti correggono. Dagli un mese e mezzo prima di giudicarlo, a meno che non vedi uno dei cinque segnali sopra.

La differenza fra le due situazioni si vede con una domanda sola: se domani migliorasse la cosa che ti pesa, ci resteresti? Se la risposta è sì, quella cosa si può chiedere. Se la risposta è «no, ci sarebbe comunque altro», sei già andato via con la testa.

Le due volte che andarmene è stata la scelta giusta

Ho lasciato lavori in tanti modi diversi, e non tutti bene. Due volte, però, me ne sono andato ed era esattamente la cosa da fare.

La prima è stata al locale dentro l'autodromo di Imola. Era il primo contratto vero che avevo, 7,23 € l'ora, e in un mese buono arrivavo a 800 € e mi sentivo ricco. Il problema non era il locale. Era che Imola, settantamila abitanti, a me non dava niente di più di quello: nessuna occasione per fare il lavoro che volevo fare. A settembre non ho rinnovato il contratto e sono partito per Torino, dove c'era la casa vuota dei miei nonni. Lasciavo l'unico stipendio sicuro che avevo per una città dove non conoscevo quasi nessuno.

La seconda è stata con una startup per cui giravo video. Non mi pagavano da due mesi, io mi vergognavo a chiedere, e quando alla fine ho smesso di consegnare è finita male: 1.560 € in tutto per due mesi e mezzo di lavoro. Ma la cosa che conta qui è un'altra: l'occasione che mi ha cambiato la vita, il lavoro nella vendita, è arrivata subito dopo aver chiuso con loro. Se fossi rimasto lì ad aspettare i soldi, non avrei avuto né il tempo né la testa per prenderla.

Non ti sto dicendo che a te andrà allo stesso modo. Ti sto dicendo cosa ho capito io: un lavoro sbagliato non ti costa solo quello che non ti paga, ti costa anche tutto quello che non hai tempo di cercare mentre lo fai.

La guida completa per capire quale lavoro tenerti e quale lasciare, con il foglio per fare il conto della paga reale, è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. Link: https://www.studentelavoratore.com/entra

Come ti dimetti, se hai un contratto

Andarsene male costa soldi veri. Le cose da sapere sono poche.

Le dimissioni si danno online, non a voce né per messaggio. Si fanno sul portale del Ministero del Lavoro (servizi.lavoro.gov.it) entrando con SPID o carta d'identità elettronica, oppure gratis o quasi tramite un patronato o un sindacato, che le inviano per te. Dirlo al capo è educazione; la procedura è quello che conta per legge. Se cambi idea hai sette giorni per revocarle, dalla stessa procedura.

Non sparire. Se smetti di andare senza dimetterti, dal 2025 il datore può far passare la tua assenza come dimissioni «per fatti concludenti» dopo i giorni previsti dal tuo contratto collettivo (o quindici, se il contratto non dice niente). Il meccanismo l'ho spiegato in licenziamento verbale. In pratica: chiudi tu, con la procedura, invece di lasciare che chiudano loro come vogliono.

C'è il preavviso. Quanti giorni devi lavorare dopo esserti dimesso lo decide il tuo contratto collettivo e cambia in base al livello e all'anzianità: per i livelli d'ingresso di solito si parla di giorni o di un paio di settimane, non di mesi, ma il numero va letto sul tuo CCNL. Se non lo rispetti, il datore può trattenerti dall'ultima busta paga l'equivalente dei giorni mancanti.

Tre casi che funzionano diversamente:

  • Sei ancora in periodo di prova: puoi andartene senza preavviso e senza la procedura online.
  • Hai un contratto a termine: andartene prima della scadenza senza un motivo serio può costarti, perché il contratto ti impegna fino a quella data. Se mancano poche settimane, spesso conviene finirlo.
  • Fai prestazioni occasionali o lavoretti a botta: non c'è niente da comunicare a nessuno, basta dirlo a chi ti chiama.

Se te ne vai perché non ti pagano o ti pagano meno del dovuto, quella si chiama giusta causa: non devi il preavviso. Su questa, prima di muoverti, passa da un patronato: costa niente e ti evita di sbagliare la casella.

Nell'ultima busta paga ti spettano dei soldi. Ferie non godute, la parte di tredicesima (e quattordicesima, se il tuo contratto la prevede) maturata fino a quel giorno, e il TFR. Se non sai dove trovarli, la guida alla busta paga ti dice in quale riga guardare. Se una di queste voci manca, chiedila per iscritto: è tua.

La cosa da fare domani

Prendi la tabella dei cinque segnali e segnati quanti ne vedi nel tuo lavoro. Poi fai il conto della paga reale di una settimana: ore pagate più tragitto più attese, diviso quello che ti resta tolte le spese.

Se ti esce sotto i 5 € l'ora o hai spuntato due segnali, apri il tuo contratto e cerca una sola parola: «preavviso». Scrivi quanti giorni sono. Quel numero ti dice quanto prima devi avere in mano il prossimo lavoro, e da lì parte la ricerca: per dove cercarlo, c'è dove si cercano davvero i lavori per studenti.

Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro

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