Le «150 ore» in università: il lavoretto a dieci passi dall'aula, e come si entra davvero
Collaborazione 150 ore in università: cosa fai, quanto paga davvero, chi entra in graduatoria e perché quasi tutti scoprono il bando quando è già chiuso.
Una tua compagna di corso sta in biblioteca il martedì e il giovedì pomeriggio, dietro al bancone del prestito. Ti dice che è «una 150 ore», che la paga l'università e che il bando è uscito a primavera. Tu non l'hai mai visto, quel bando. E adesso ti chiedi se fa per te, e quando esce il prossimo.
La risposta breve: è uno dei lavori più comodi che uno studente possa fare, ma paga poco in totale, si paga spesso tutto alla fine, e si entra solo se ti accorgi del bando in tempo. Vediamo tutto, con i numeri.
Cos'è una 150 ore, senza giri di parole
Non va confusa con i permessi studio, che si chiamano anche loro «150 ore» ma sono un'altra cosa: quelli sono ore libere pagate per chi è già dipendente da qualche parte. Se cerchi quelli, qui c'è la guida sui permessi studio.
La collaborazione 150 ore è un lavoretto part-time dentro l'università, pagato dall'ateneo. La prevede una legge nazionale (il decreto legislativo 68 del 2012, articolo 11), ma ogni università scrive le regole sue nel bando. Le cose fisse per tutti sono queste:
- massimo 200 ore all'anno accademico, di norma. Il nome «150 ore» viene dal fatto che molti atenei si fermano lì;
- il compenso è esente da tasse fino a 3.500 € all'anno. Sopra quella soglia si paga solo sulla parte che avanza, ma con 150 ore non ci arrivi neanche vicino;
- non è un contratto di lavoro da dipendente. Niente contributi, niente ferie, niente tredicesima. L'università ti copre per gli infortuni, e basta.
Cosa fai in pratica: prestito in biblioteca, sorveglianza delle sale studio, accoglienza alle segreterie, supporto ai laboratori informatici, aiuto nell'organizzazione di eventi e open day, a volte accompagnamento di studenti con disabilità. Lavori semplici, a volte noiosi, quasi mai pesanti.
Quanto paga davvero
La paga oraria la decide ogni ateneo. L'esempio che abbiamo verificato è l'Università di Bologna, anno 2026/2027: 8,50 € l'ora, fino a 150 ore, quindi al massimo 1.275 € esentasse, pagati in un'unica soluzione a fine collaborazione, e di norma non più di 15 ore a settimana. Negli altri atenei la cifra cambia: la trovi scritta nel bando del tuo, e va letta lì, non presa da un gruppo Telegram.
Il punto che quasi nessuno ti dice: 8,50 € l'ora è una paga onesta, ma 1.275 € in un anno non ti mantengono. Se le 150 ore te le spalmano su sei mesi, fanno circa 210 € al mese. E spesso li vedi tutti insieme alla fine.
| Collaborazione 150 ore (es. Bologna) | Part-time in negozio o bar | Weekend a chiamata in un locale | |
|---|---|---|---|
| Paga oraria | 8,50 € esentasse | Dipende dal contratto, lorda | Dipende dal contratto, lorda |
| Quanto in un anno, al massimo | 1.275 € | Molto di più, se reggi le ore | Dipende dai weekend che fai |
| Quando ti pagano | Spesso tutto a fine collaborazione | Ogni mese | Ogni mese |
| Dove lavori | Dentro l'università | Dove capita | Dove capita |
| Turni contro le lezioni | Di solito si incastrano | Li decide il capo | Sabato e domenica |
| Contributi, ferie | No | Sì | Sì, in proporzione |
Quindi la domanda giusta non è «conviene?» ma «a cosa mi serve?». Se ti servono 600 € al mese per l'affitto, la 150 ore da sola non basta: è un pezzo in più, non il lavoro principale. Se invece vuoi qualche soldo senza rischiare gli esami, è difficile trovare di meglio.
Perché la paga vera è più alta di quella scritta
La paga oraria vera non è quella sul foglio. È quella che resta tolti il tempo e i soldi che spendi per andarci. Su questo la 150 ore batte quasi tutto: lavori nello stesso posto dove già vai a lezione. Zero biglietti in più, zero benzina, zero mezz'ora di strada.
Io l'ho imparato nel modo più stupido. A diciassette anni, l'estate fra la quarta e la quinta, facevo il chioschista al Villaggio della Salute, vicino a Castel San Pietro Terme. Prendevo 600-800 € al mese, a chiamata. Ma c'era mezz'ora di macchina all'andata e mezz'ora al ritorno, e alla fine spendevo di benzina più di quanto guadagnassi. Sulla carta lavoravo. Nei fatti pagavo per lavorare.
Fai il conto anche tu, con lo strumento della guida sui costi nascosti di un lavoro: un lavoro da 9 € l'ora a quaranta minuti di autobus può valere meno di una 150 ore da 8,50 € a due piani dalla tua aula. E c'è il tempo: un'ora di strada in meno a turno è un'ora di studio in più, ogni volta.
La guida completa su come scegliere un lavoro che non ti fa saltare gli esami è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. La trovi su studentelavoratore.com/entra.
Come si entra: il bando, i requisiti, la graduatoria
Qui sta il problema vero. Non si entra mandando un curriculum. Si entra rispondendo a un bando, e il bando esce una volta l'anno, con una finestra di qualche settimana. Chi se ne accorge tardi aspetta dodici mesi.
Come funziona di solito, con la premessa che ogni ateneo ha le sue regole:
- Esce il bando sul sito dell'università, di solito nella sezione diritto allo studio, borse o agevolazioni. Alcuni atenei lo fanno uscire in primavera, altri in autunno: a Bologna quello per il 2026/2027 chiude il 26 novembre.
- Controlli i requisiti. Quasi sempre contano due cose: i crediti che hai già fatto (devi aver superato un minimo di CFU rispetto al tuo anno) e l'ISEE (chi ha un reddito familiare più basso passa avanti). Spesso chi è al primo anno o troppo fuori corso è escluso. Verifica sul bando tuo.
- Fai domanda online dal portale studenti. Pochi minuti, se hai l'ISEE già pronto. Se non ce l'hai, quella è la parte lunga: va chiesto per tempo a un CAF.
- Esce la graduatoria. Ti chiamano in ordine di posizione, quando una struttura ha bisogno. Non è detto che tocchi a tutti quelli in graduatoria.
- Firmi e cominci, con orari concordati con la struttura che ti prende.
Una cosa che sembra un dettaglio e non lo è: essere in graduatoria non vuol dire lavorare. Se ti chiamano e rifiuti, in molti atenei perdi il posto. Quindi rispondi presto e organizzati, ma non accettare a scatola chiusa un orario che ti sovrappone un laboratorio obbligatorio.
Le tre cose da controllare prima di firmare
I soldi arrivano tutti alla fine? In molti atenei sì: ti pagano a collaborazione conclusa, a volte mesi dopo l'ultimo turno. Se ti servono soldi ogni mese, non contare su questi per l'affitto di novembre. Mettili da parte per una spesa grande, o come cuscinetto.
Va d'accordo con la tua borsa di studio? Di solito sì, ed è uno dei motivi per cui la 150 ore è così comoda per chi ha la borsa regionale. Ma il bando può mettere limiti, e il compenso, anche se esente da tasse, potrebbe entrare nel conto dell'ISEE dell'anno dopo. Leggi la guida sul limite di reddito della borsa di studio e, se sei al pelo, chiedi al CAF prima di firmare.
Rischi di non essere più a carico dei tuoi? In genere no: essendo esente dall'IRPEF, il compenso non entra nel reddito che conta per restare a carico. Con 1.275 € saresti comunque lontano dai limiti. Ma se fai anche altri lavoretti, sommali tutti e fatti confermare il conto da un CAF.
Quando la 150 ore non fa per te
Va detto chiaramente, perché sul sito dell'università te la presentano sempre come un'occasione:
- Se hai bisogno di più di 300 € al mese, è un'integrazione, non un lavoro. Ti serve qualcosa d'altro, e la 150 ore al massimo ci si affianca. La guida su quante ore puoi lavorare mentre studi ti aiuta a capire quante ne restano per un secondo lavoretto.
- Se speri che ti insegni un mestiere, abbassa le aspettative. Timbrare libri in biblioteca non ti rende più bravo in niente. Fa curriculum come prova di affidabilità, non come competenza.
- Se sei fuori corso da anni o hai pochi CFU, probabilmente non passi i requisiti. Non è una bocciatura: cerca altrove, e la guida su dove si cercano davvero i lavori per studenti è il posto da cui partire.
Quando invece fa per te: se sei in sessione due volte l'anno e non vuoi negoziare ogni volta i turni con un capo, se vivi vicino alla sede, se hai la borsa e ti serve un extra senza rischiare il requisito di merito. In quei casi è il lavoretto più tranquillo che troverai.
La cosa da fare domani
Apri il sito del tuo ateneo e cerca «collaborazioni studentesche» o «bando 150 ore». Non cercare «lavoro»: il bando sta quasi sempre sotto diritto allo studio. Poi segnati tre cose su un foglio:
- la data di scadenza, sul calendario del telefono, con un promemoria una settimana prima;
- i CFU minimi richiesti per il tuo anno, e quanti ne hai tu adesso;
- se ti serve l'ISEE. Se sì e non ce l'hai, prenota il CAF questa settimana, non quella della scadenza.
Se il bando di quest'anno è già chiuso, segnati il mese in cui è uscito. Lo stesso mese dell'anno prossimo devi essere lì.
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