Le aziende hanno smesso di assumere junior. Cosa fai se ti laurei adesso
Negli Stati Uniti e in Italia le aziende assumono meno junior e cercano chi sa già fare. I dati veri, quanto c'entra l'AI e come arrivare alla laurea già pronto.
Apri un annuncio con scritto «junior» e sotto trovi: due anni di esperienza, tre strumenti che non hai mai visto, inglese fluente. Mandi venti candidature e non ti risponde nessuno. Non è una tua impressione, e non è colpa del tuo CV: il primo gradino della scala si sta assottigliando, prima negli Stati Uniti e adesso un po' ovunque. Le aziende non stanno licenziando. Hanno smesso di assumere chi deve ancora imparare.
Qui sotto trovi cosa dicono i dati, quanto c'entra davvero l'intelligenza artificiale e, soprattutto, cosa puoi fare mentre studi per arrivare al primo colloquio già con il profilo che oggi cercano.
Negli Stati Uniti: nessuno licenzia, nessuno assume
Il mercato del lavoro americano viene descritto con una formula: low hire, low fire, si assume poco e si licenzia poco. Ad agosto 2026 il tasso di assunzioni era al 3,3%, cioè ogni mese vengono assunte poco più di tre persone ogni cento occupati, e gli economisti di Indeed scrivono che ormai sembra meno una fase e più la nuova normalità. Per chi ha già un posto cambia poco. Per chi deve entrare cambia tutto, perché la porta d'ingresso sono proprio le assunzioni.
E infatti chi paga sono i più giovani:
Fonte: New York Fed
Nelle aziende tecnologiche, dove l'AI è arrivata per prima, il taglio è ancora più netto:
E poi c'è il grafico che ha fatto più rumore, quello di Stanford: segue i ragazzi fra i 22 e i 25 anni dal mese in cui è uscito ChatGPT.
- Nei lavori più esposti all'AI100 → 89
- Nei lavori meno esposti all'AI100 → 110
Per chi ha più esperienza, quella distanza non c'è. Il punto dello studio che ti riguarda di più, però, è il come: il calo passa quasi tutto dalle assunzioni mancate, non dai licenziamenti. Chi c'era è rimasto. Semplicemente, al suo fianco non è arrivato nessuno di nuovo. E il calo si concentra dove l'AI sostituisce i compiti di una persona; dove invece la aiuta, l'occupazione tiene o cresce, soprattutto per chi ha già esperienza.
SignalFire, che studia le assunzioni nelle aziende tecnologiche, lo dice senza giri di parole: le aziende di ogni dimensione preferiscono persone esperte invece di investire nella formazione dei neolaureati. E dà anche il motivo: oggi un junior può rallentare una squadra, perché il collo di bottiglia si è spostato dallo scrivere il codice al controllarlo. Il lavoro che si dava ai nuovi per farli imparare lo fa la macchina; quello che resta è giudicare se il risultato è giusto, ed è il lavoro di chi ha già visto come si sbaglia.
Ma non è solo colpa dell'AI
Dirla tutta serve a capire cosa puoi fare, quindi ecco le altre due cause che i dati mettono sul tavolo.
Il lavoro da remoto. Una ricerca della Fed di New York stima che il remoto spieghi circa due terzi dell'aumento della disoccupazione dei giovani laureati. Il meccanismo è semplice: un nuovo assunto si forma guardando e chiedendo, e da una videochiamata si impara poco. L'azienda studiata, che aveva un rientro in ufficio più severo delle altre del settore, ha potuto continuare ad assumere giovani proprio perché li formava di persona. È una stima costruita sui dati di una sola grande azienda, quindi va presa per quello che è, ma il meccanismo torna.
Era cominciato prima. L'OCSE, nel suo rapporto sul lavoro del 2026, nota che la disoccupazione dei giovani laureati aveva iniziato a salire prima dell'arrivo di ChatGPT, e che finora il peso dell'AI in tutto questo sembra limitato. Anche Stanford, che è lo studio più duro, scrive che i suoi numeri sono campanelli d'allarme, non la prova che la causa sia l'AI.
C'è poi un dato che spiega bene la direzione. Un altro studio di Stanford su 41 paesi ha confrontato filiali di multinazionali che hanno adottato l'AI con filiali simili che non l'hanno fatto. In quelle che l'hanno adottata la quota di junior è scesa di circa due punti, ma non perché i junior siano stati mandati via: perché sono cresciuti i senior. Detto in pratica: chi adotta l'AI, almeno per ora, non sta tagliando i ragazzi. Sta assumendo persone esperte, e a quelle dà gli strumenti che fanno una parte del lavoro che prima si dava a un ragazzo.
Fonti: Stanford · New York Fed · OCSE
In Italia: la porta era già stretta
In Italia uno studio come quello di Stanford, con i dati delle buste paga divisi per età, non c'è ancora. Quindi non si può dire che da noi stia succedendo la stessa cosa, e chi lo scrive sta indovinando. I numeri che ci sono raccontano un'altra storia, che però porta allo stesso punto.
Fonti: AlmaLaurea 2026 · Istat, agosto 2026 · Excelsior, aprile 2026
Chi si laurea, oggi, il lavoro lo trova. Secondo AlmaLaurea 2026, a un anno dalla laurea lavora l'81,2% dei triennali e l'80,8% dei magistrali, entrambi in crescita rispetto all'anno prima. Per ora, in Italia, non c'è il crollo americano. Chi è più giovane fa più fatica: sotto i 25 anni la disoccupazione ad agosto è salita al 20,3%.
Il problema italiano è un altro, ed è più vecchio dell'AI: l'esperienza la chiedono già quasi a tutti. Lo dice l'indagine Excelsior di Unioncamere sulle assunzioni che le imprese avevano in programma ad aprile 2026:
- Esperienza nella stessa professione20%
- Esperienza almeno nel settore45%
- Esperienza specifica non richiesta35%
Nei servizi informatici si sale al 72%. E i contratti fatti apposta per insegnarti il mestiere, gli apprendistati, sono una fetta minuscola di tutte le assunzioni:
Messi in fila, questi numeri dicono una cosa precisa: in Italia le aziende chiedevano esperienza ai junior già prima dell'AI, e i posti pensati per formarti erano già pochi. Se l'AI comincia a fare i compiti che si davano ai nuovi (inserire dati, rispondere al primo livello dell'assistenza, tradurre, scrivere le prime bozze, il codice più semplice), quella porta già stretta si stringe ancora.
Cosa può succedere nei prossimi anni
Qui i dati finiscono e cominciano le previsioni, quindi le prendo con le pinze.
La più dura l'ha fatta chi l'AI la costruisce: nel 2025 Dario Amodei, l'amministratore delegato di Anthropic, ha detto che l'AI potrebbe cancellare metà dei lavori d'ufficio di primo livello entro cinque anni. È una previsione, non un dato. I dati, finora, dicono una cosa più lenta: meno assunzioni, non licenziamenti di massa.
C'è però un problema che le aziende non stanno guardando. Se oggi nessuno assume junior, fra cinque anni chi saranno i mid-level? Un senior non nasce senior: è un junior a cui qualcuno ha dato il tempo di sbagliare.
- L'AI fa una parte dei compiti che si davano ai nuovi: dati, bozze, codice semplice
- Il lavoro che resta è controllare se il risultato è giusto
- Controllare lo sa fare chi ha già visto come si sbaglia
- L'azienda assume persone esperte e smette di formare i nuovi
- Fra qualche anno mancano proprio i mid-level che oggi tutti cercano
Le strade possibili sono due, e per te portano allo stesso posto:
- le aziende si accorgono di non avere più chi far crescere e tornano ad assumere giovani, ma scelgono quelli che arrivano già capaci di lavorare con l'AI;
- oppure il «junior» di domani diventa quello che oggi chiamiamo mid-level: una persona che porta a termine un lavoro da sola, sa usare gli strumenti e capisce quando il risultato è sbagliato.
In tutti e due i casi la gara non si vince dopo la laurea. Si vince arrivandoci con l'esperienza già fatta.
Come arrivare alla laurea già «mid-level»
Mid-level non vuol dire avere cinque anni di contratto alle spalle. Vuol dire tre cose: prendi un compito, lo porti a termine senza qualcuno che ti tiene la mano, e sai dire se il risultato è buono. Tutte e tre si possono costruire mentre studi.
- Un lavoro nel settore, anche part-time
- Un tirocinio vero prima della laurea
- Un lavoro finito fatto con l'AI, da mostrare
- L'abitudine di trovare dove l'AI sbaglia
- Al primo colloquio arrivi con il profilo che oggi chiamano mid-level
Fai esperienza nel settore, non un lavoretto qualunque. Excelsior dice che nel 45% dei casi basta l'esperienza nel settore, non per forza nella stessa mansione. Se vuoi lavorare nel marketing, il part-time nell'ufficio di un'agenzia vale più di quello al bar, anche se paga uguale. Vale la pena ragionarci adesso: in scegliere il lavoro giusto mentre studi trovi come si sceglie.
Il tirocinio fallo durante gli studi, non dopo. Uno stage a vent'anni ti fa arrivare alla laurea con una riga vera nel CV; uno stage a ventiquattro ti fa arrivare con una riga in meno di chi l'ha fatto prima. E se è un tirocinio vero, si paga: qui come riconoscerlo.
Impara a fare un lavoro con l'AI, non a parlarne. Stanford lo dice chiaro: dove l'AI aiuta le persone, il lavoro tiene. Non scrivere «uso ChatGPT» nel CV: lo scrivono tutti. Porta un lavoro finito fatto con l'AI e spiega cosa hai controllato, cosa hai corretto, quanto tempo hai risparmiato.
Allena la cosa che l'AI non fa: giudicare. Il collo di bottiglia, dice SignalFire, è controllare il lavoro, non produrlo. Ogni volta che usi l'AI per un esame o un progetto, prendi l'abitudine di trovare dove sbaglia. È la competenza che ti fa sembrare uno con tre anni in più.
All'inizio scegli lavori in presenza. Se la Fed di New York ha ragione, un lavoro tutto da remoto ti fa imparare più piano e ti rende meno facile da assumere. Nei primi anni stai dove puoi guardare come lavorano gli altri.
Impara una competenza che si porta ovunque. Parlare con un cliente, telefonare, convincere, gestire un no: sono le cose che nessun modello fa al posto tuo davanti a una persona. Se ti incuriosisce, qui c'è cosa vuol dire lavorare nelle vendite da studente.
E quando ti candidi, fallo vedere. Un CV con tre lavori nel settore e un progetto finito batte un CV con 110 e lode e nient'altro. Se non sai come metterci quello che hai fatto, parti dal curriculum senza esperienza e dal profilo LinkedIn.
La mia, per quello che vale
Io in vendita non sono entrato da junior con un tutor accanto. Ci sono arrivato dopo undici lavori: promoter, chiosco d'estate, steward, bar, fotografo, content manager per una startup. Nessuno di quei lavori era «di settore», ma insieme mi avevano insegnato a parlare con le persone, a farmi pagare e a stare in piedi quando le cose andavano male. Il primo stipendio in vendita è stato di 4.500 €, poi per due anni circa 2.000 € lordi al mese, restando in pari con gli esami.
Non lo dico per dire «ce la fai anche tu»: è andata così a me, e non è detto che vada così a te. Lo dico per la lezione che me ne porto dietro. Con la competenza commerciale che ho oggi, il lavoro da fotografo l'avrei venduto molto meglio: stessi scatti, clienti e prezzi diversi. L'esperienza che conta non è quella con il titolo giusto: è quella che ti fa arrivare al colloquio con cose già fatte. Oggi più di prima, perché il tempo per impararle dopo, in azienda, nessuno te lo dà più.
La guida completa su come cercare lavoro da studente, con i messaggi già scritti da mandare alle aziende, è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. La trovi su studentelavoratore.com/entra.
La cosa da fare domani
Apri tre annunci «junior» del lavoro che vorresti fare fra due anni. Copia in un foglio tutto quello che chiedono e che tu oggi non hai: un programma, un'esperienza, una lingua. Scegline una sola e decidi come farla tua entro la fine del semestre: un tirocinio, un part-time nel settore, un progetto da mostrare. Una cosa, non dieci. Fra due anni, quella riga sarà la differenza fra il tuo CV e quello di chi ha aspettato la laurea per cominciare.
Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
