Malattia nel part-time e a chiamata: cosa ti pagano, cosa no, e i tre giorni che quasi tutti perdono
Malattia con contratto a chiamata o part-time: chi ti paga i giorni a casa, quanto, cosa fare prima del turno e quando invece non ti spetta niente.
Ti svegli con trentotto e mezzo e alle sei hai il turno al locale. Scrivi nel gruppo «sto male, non ci sono», qualcuno ti copre, e il problema sembra chiuso. Poi arriva la busta e quel giorno non c'è: né pagato, né segnato come malattia. Ti chiedi se a chiamata, o con un part-time da venti ore, la malattia esista davvero.
La risposta breve: se sei dipendente, la malattia ti spetta anche part-time e anche a chiamata. Ma te la pagano solo se fai le cose in un certo ordine, e solo per i giorni in cui avresti lavorato. Il messaggio nel gruppo, da solo, non basta a niente.
Chi ti paga quando stai a casa
Quando un dipendente del settore privato si ammala, i soldi arrivano da due parti: dall'INPS e, se il contratto collettivo lo prevede, dal datore di lavoro. In pratica li vedi tutti nella stessa busta, perché è il datore che te li anticipa e poi si fa ridare la parte INPS. Lo schema di legge, per commercio, turismo e pubblici esercizi, è questo:
| Giorni di malattia | Quanto paga l'INPS | Cosa aggiunge spesso il CCNL |
|---|---|---|
| 1°-3° giorno (la «carenza») | niente | molti CCNL li fanno pagare al datore, a volte con un limite di episodi all'anno |
| 4°-20° giorno | 50% della paga giornaliera media | un'integrazione del datore, che alza la percentuale |
| 21°-180° giorno | circa 66% | un'integrazione, in alcuni contratti fino al 100% |
La colonna di destra è quella che decide quanto prendi davvero, e cambia da un contratto collettivo all'altro. Non fidarti della mia tabella per il tuo caso: apri il CCNL scritto sul tuo contratto di assunzione e cerca il capitolo «malattia». Di solito sono due pagine.
Guarda bene la prima riga. Uno studente che lavora si ammala quasi sempre per due o tre giorni: un'influenza, un mal di gola, una notte passata male. Cioè esattamente la carenza, la parte che l'INPS non paga. Se il tuo CCNL non la copre, la tua malattia tipica vale zero euro. Se la copre, vale la paga piena. Sono i tre giorni che quasi nessuno controlla, e sono quelli che contano di più.
Part-time: conta quando avresti lavorato
La legge sul part-time dice che hai gli stessi diritti di un tempo pieno, in proporzione. Per la malattia vuol dire due cose diverse a seconda di come lavori.
Part-time orizzontale, cioè tutti i giorni con meno ore: la malattia funziona come per un tempo pieno, solo calcolata sulla tua paga più bassa.
Part-time verticale, cioè alcuni giorni sì e altri no: l'indennità ti spetta per i giorni in cui avresti lavorato. Se lavori venerdì, sabato e domenica e stai male da lunedì a mercoledì, non c'è niente da pagare, perché quei giorni eri già libero. Non è un furto, è la stessa logica che c'è dietro le ferie, ed è spiegata con i conti in ferie nel part-time e a chiamata.
Facciamo un conto con numeri di esempio, per vedere l'ordine di grandezza. Prendi 640 € lordi al mese. La paga giornaliera media che usa l'INPS è più o meno 640 diviso 30, cioè circa 21 € lordi al giorno. Dal quarto giorno l'INPS te ne riconosce la metà: circa 10,50 € al giorno. Un'influenza di cinque giorni, con un CCNL che non copre la carenza e non integra, ti lascia circa 21 € lordi su più di 100 che avresti preso. Con un CCNL che copre tutto, non perdi quasi niente. Stessa influenza, stesso stipendio: la differenza la fa una pagina del contratto collettivo.
A chiamata: la malattia c'è solo dentro la chiamata
Il contratto a chiamata (lavoro intermittente) è quello che fanno quasi tutti nei locali e agli eventi, e qui la confusione è massima. La regola da tenere in testa è una:
Ti spetta la malattia per i turni per cui eri già stato chiamato. Se il capo ti ha messo in turno sabato e domenica e tu sabato mattina hai la febbre, quei due giorni sono malattia, e vanno trattati come tali: certificato, comunicazione, voce in busta. Se invece non ti aveva chiamato, non c'è nessun giorno di lavoro da coprire, e quindi niente da pagare.
Due casi particolari:
- Se hai l'indennità di disponibilità, cioè sei obbligato a rispondere quando ti chiamano e per questo prendi un piccolo fisso al mese: quando stai male devi avvisare subito il datore e dirgli quanto durerà. Per quei giorni l'indennità di disponibilità non la maturi, ma se ti chiama e rifiuti perché sei malato non è un rifiuto ingiustificato.
- Se non ce l'hai, puoi semplicemente non accettare la chiamata. Nessuno può pretendere un certificato per un turno che non hai mai accettato.
Il trucco che alcuni locali fanno, e che conviene riconoscere: ti tolgono dal turno già fissato appena dici che stai male, così sulla carta non eri mai stato chiamato. Se il turno era stato confermato per scritto, nel gruppo o per messaggio, salva lo screenshot. Come funziona il resto di questo contratto lo trovi in contratto a chiamata: come funziona davvero.
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Cosa devi fare, in quest'ordine
Qui si perdono più soldi che con qualsiasi CCNL. La malattia ti viene pagata solo se è registrata, e la registrazione la fai tu.
- Avvisa prima dell'inizio del turno. Non dopo, non a fine giornata. Una telefonata o un messaggio diretto al responsabile, non solo nel gruppo dei turni. Il CCNL di solito dice entro quando: spesso è prima dell'orario di inizio.
- Vai dal medico di base, o chiamalo, il primo giorno. È lui che manda il certificato all'INPS per via telematica. Se sei fuori sede e il tuo medico è a casa, puoi farlo dalla guardia medica o da un medico del posto: chiedi esplicitamente il certificato telematico per lavoro.
- Manda al datore il numero di protocollo del certificato. Il medico te lo dà subito. Molti datori lo vedono da soli sul sito INPS, ma mandarlo ti toglie ogni discussione.
- Stai a casa nelle fasce di reperibilità. Per i privati sono dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, tutti i giorni, weekend compresi. Può passare il medico fiscale. Se non ti trova senza un motivo valido, perdi l'indennità di quei giorni. Se devi uscire per una visita, conserva la prova.
Il punto due è quello che salta quasi sempre. «Sono stato male un giorno, che vado a fare dal medico?» Ci vai perché senza certificato quel giorno non è malattia: è un'assenza. E un'assenza ingiustificata, oltre a non essere pagata, è il tipo di cosa che un datore ti rinfaccia il giorno in cui vuole mandarti via.
Dove non c'è niente, e conviene saperlo prima
| Come lavori | Se ti ammali |
|---|---|
| Dipendente (anche part-time, a chiamata, apprendista) | Indennità INPS più quello che aggiunge il CCNL |
| Tirocinio | Non è lavoro: di solito si sospende, senza indennità di malattia |
| Prestazione occasionale con ritenuta | Niente: se non lavori, non incassi |
| Partita IVA | Quasi niente, solo casi limitati come il ricovero |
| In nero | Niente, e non hai nemmeno come dimostrare che lavoravi |
L'ultima riga la conosco bene. L'anno della quinta lavoravo in un bar in centro a Imola. Un contratto vero non ce l'avevo: il primo l'ho avuto dopo, all'autodromo. Al bar certe sere il titolare mi pagava meno del pattuito perché non era venuta abbastanza gente, e più volte ho lavorato per quattro euro l'ora. Diciassettemila passi al giorno, la regola che se ti sedevi a mangiare voleva dire che non c'erano clienti, e in due mesi sono passato da settanta a sessanta chili.
Te lo racconto per una cosa che allora non mi sono chiesto: se mi fossi ammalato, chi mi avrebbe pagato? Nessuno. Non c'era un medico a cui mandare il protocollo, non c'era una busta in cui cercare la voce, non c'era un CCNL da aprire. Ero il ragazzo che si muoveva più di tutti e mangiava meno di tutti, cioè quello con più probabilità di crollare, e lavoravo nell'unico tipo di rapporto in cui crollare costa tutto. Il lavoro sottopagato non ti toglie solo i soldi: ti toglie anche la rete per quando stai male.
Se la prestazione occasionale ti sembra comoda, ricordati di questa tabella quando fai il prezzo: chi non ha malattia né ferie deve chiedere di più all'ora, non uguale. Ne parlo in prestazione occasionale: cos'è e quando conviene.
Infortunio: non è malattia, ed è meglio
Se ti fai male mentre lavori, o sulla strada per andarci, non è malattia: è infortunio, e lo paga l'INAIL con regole più generose. Il giorno dell'infortunio te lo paga intero il datore, i tre giorni dopo te li paga lui almeno al 60%, dal quarto giorno l'INAIL ti riconosce il 60% e dal novantunesimo il 75%, e anche qui il CCNL può aggiungere.
La condizione è che lo dici subito al datore, anche se ti sembra una cosa da niente. Ti tagli con un coltello in cucina, ti storti una caviglia scendendo le scale con una cassa in mano: lo dici quel giorno, e al pronto soccorso dici che è successo al lavoro. Se lo racconti tre giorni dopo, diventa la tua parola contro la sua. E se dopo un infortunio il datore ti chiede di dire che ti sei fatto male a casa, è il segnale più chiaro che c'è qualcosa da controllare: in a chi ti rivolgi quando qualcosa non torna trovi a chi chiedere, gratis.
La cosa da fare domani
Apri il contratto di assunzione e copia il nome del CCNL che c'è scritto, per esempio «Terziario, distribuzione e servizi» o «Turismo, pubblici esercizi». Cercalo online con la parola «malattia» e trova una sola risposta: i primi tre giorni chi li paga? Scrivitela nelle note del telefono, insieme al numero del tuo medico di base.
Poi apri l'ultima busta in cui sei stato a casa male e cerca le voci tipo «malattia INPS», «integrazione malattia» o «carenza». Se quel giorno non c'è niente, né lavorato né malattia, ti aiuta busta paga: come si legge, voce per voce a capire dove guardare. E la prossima volta che stai male, il messaggio nel gruppo lo mandi dopo aver chiamato il medico, non al posto.
Hai una domanda su questa cosa? Un giorno di malattia sparito dalla busta, un capo che dice che a chiamata non sei coperto? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
