«Ti pago in visibilità»: quando è uno scambio e quando è lavoro gratis
Ti propongono visibilità, buoni o prodotti al posto dei soldi: quando è uno scambio onesto, quando è lavoro gratis, e le tre domande da fare prima di dire sì.
Ti scrive un locale, un brand, un'associazione: "Ci piace quello che fai. Non abbiamo budget, ma ti diamo visibilità. Ti taggiamo, ti facciamo conoscere, è un'ottima occasione per il tuo profilo." Oppure: "Ti paghiamo in buoni", "ti diamo i prodotti". Tu hai vent'anni, nessun cliente e una gran voglia di cominciare, e la proposta suona quasi come un favore che ti fanno loro.
Qualche volta lo è. Più spesso è un modo educato di non pagarti. La differenza non sta nella parola, sta in tre cose che si possono controllare in due minuti.
La visibilità non paga l'affitto, e nemmeno il lavoro
Partiamo dalla frase che fa più danno: "la visibilità è una forma di pagamento". Non lo è. La visibilità è qualcosa che potrebbe tradursi in clienti, un giorno, se le persone giuste la vedono e se ricordano il tuo nome. Il lavoro che hai consegnato è invece reale, oggi, e chi lo riceve lo usa subito per guadagnarci: vendere di più, riempire la sala, avere contenuti per i suoi canali.
Una cosa è certa: l'articolo 36 della Costituzione dice che chi lavora ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità di quello che fa. Non c'è scritto "salvo che ti taggino". Questo non vuol dire che ogni scambio sia vietato, vuol dire che se qualcuno guadagna sul tuo lavoro, la parola "visibilità" non lo esonera dal chiedersi quanto ti deve.
Le tre domande da fare prima di dire sì
1. Chi ci guadagna, e quanto, davvero? Un'associazione di quartiere che ti chiede una locandina per una raccolta fondi non è un'azienda che vende cento coperti a sera. Se dall'altra parte c'è un'attività che incassa, "non abbiamo budget" è una scelta, non un fatto.
2. La visibilità arriva a chi potrebbe pagarti, o solo ad amici e follower del cliente? Essere taggato da una pagina da duecento persone che ti conoscono già non è una vetrina. Essere citato da un nome che parla ai tuoi possibili clienti, in un posto dove ci sono davvero, forse sì. Chiedi i numeri: quante persone ci seguono, quante ne raggiungono i post, dove finisce il tuo nome.
3. Cosa succede la volta dopo? Se la visibilità funziona, il prossimo lavoro con loro dovrebbe essere pagato. Se invece la risposta è "vediamo", sappi già che stai entrando in un meccanismo in cui ogni lavoro vale quanto il precedente: zero.
Visibilità, buoni, prodotti: cosa cambia
| Cosa ti offrono | Quando può avere senso | Quando è lavoro gratis |
|---|---|---|
| Visibilità | È un lavoro piccolo e a tempo, il tuo nome sta ben in vista, ti serve per costruire un portfolio che ancora non hai | Il lavoro è continuativo o grande, e il tuo nome compare in piccolo o non compare |
| Buoni o servizi (una cena, un ingresso) | Il valore è paragonabile a quello che hai fatto, e lo concordi prima | Il valore è molto sotto il tuo lavoro, o lo decidono loro dopo |
| Prodotti (abiti, cosmetici, attrezzatura) | Sono cose che userai davvero e il valore è vicino a una paga onesta | Ti danno qualcosa che costa a loro due euro e a te non serve |
| Soldi, anche pochi | Quasi sempre: una cifra, anche piccola, mette un prezzo al lavoro | Mai: è l'unica delle quattro opzioni che non è lavoro gratis |
Non ti posso dare qui una regola precisa su quanto di una paga si possa dare in natura al posto dei soldi, perché dipende dal tipo di rapporto e dal contratto. Se la proposta è tutta la paga in buoni o in prodotti, e fai orari regolari per qualcuno, chiedi a un patronato o a un sindacato prima di accettare: sono gratuiti e ti dicono se è regolare.
Quando la visibilità vale qualcosa
Non sto dicendo di rifiutare sempre. Uno dei miei primi lavori da fotografo, a Torino, erano 250 € al mese per seguire tre clienti, tra cui una marca di gin e una gioielleria. Pochi soldi. Ma giravo con i gioielli addosso e le bottiglie in borsa e facevo foto belle, e quelle foto sono ancora oggi nel mio portfolio. Pagato poco, certo: ma pagato, e con in più una cosa che potevo mostrare al cliente successivo.
È questo il caso in cui un po' di visibilità o di portfolio ha un senso: quando è un extra sopra una paga, o quando sei proprio all'inizio e ti serve un primo lavoro da mostrare. In quel caso, mettilo per scritto: cosa fai, quanto dura, dove compare il tuo nome. Poi chiudi lì, e il lavoro dopo si paga.
Non funziona quando l'extra diventa l'unica cosa, di continuo. Quello che ho imparato guardando indietro è che il portfolio si costruisce con due o tre lavori fatti bene, non con trenta fatti gratis: dopo i primi tre, ogni lavoro gratuito non ti aggiunge niente, ti toglie solo il prezzo.
Come rispondere senza fare la guerra
Non serve essere duro. Basta una risposta che sposta la conversazione sui numeri:
"Grazie per averci pensato. Per questo tipo di lavoro il mio prezzo è X €. Se il budget è più basso posso ridurre il lavoro (meno pezzi, meno ore) per restare dentro la cifra. Dimmi cosa preferisci."
Se rispondono "peccato, allora niente" hai perso una persona che non ti avrebbe mai pagato. Se rispondono con una cifra, anche più bassa di quella che volevi, hai trovato qualcuno con cui si può parlare. E se non sai cosa chiedere, parti da quanto guadagna un fotografo da studente, dove i numeri del primo cliente sono messi per esteso.
Se hai già detto sì e ti sei accorto adesso che è andata male, leggi anche la guida sulla prova di lavoro non pagata: la logica è la stessa. E se sei ancora prima di cominciare, cosa devi avere per iscritto prima di iniziare a lavorare vale anche per un lavoro "in cambio di visibilità": basta un messaggio che dica cosa consegni, entro quando e cosa ricevi.
La cosa da fare domani
Se hai in mano una proposta di questo tipo, scrivi oggi la risposta di sopra, con il tuo prezzo, e non rispondere nell'ora in cui l'hai letta. Il rifiuto da solo non ti costa niente. Accettare di corsa, per paura che l'occasione sparisca, ti può costare settimane di lavoro che nessuno ti pagherà.
Se invece hai già accettato lavori così e vuoi capire se ti stanno sfruttando, trovi i segnali in come si riconosce un lavoro che ti sta sfruttando.
Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
