Il TFR nei part-time e nei contratti di pochi mesi: quanto ti spetta e quando arriva
TFR part time e contratti brevi: quanto matura davvero su tre mesi o un anno di lavoretto, quando te lo pagano, quanto ti tassano e cosa fai se non arriva.
Hai fatto l'estate in un negozio, o sei mesi di weekend in un locale. Il contratto è finito, l'ultima busta è arrivata, e in mezzo alle voci c'è scritto «TFR» con una cifra che non ti aspettavi. Oppure non c'è scritto niente, e ti chiedi se dovrebbe esserci. Il TFR ti sembra una cosa da chi va in pensione dopo trent'anni, non da chi ha lavorato tre mesi.
La risposta breve: se eri dipendente, il TFR l'hai maturato, anche part-time, anche a chiamata, anche per poche settimane. Non sono cifre enormi, ma sono soldi tuoi. E sono gli unici soldi del rapporto che quasi nessuno studente controlla.
Cos'è, detto senza giri
TFR vuol dire trattamento di fine rapporto. Lo chiamano anche liquidazione. Funziona così: ogni mese, sopra lo stipendio che ti pagano, il datore di lavoro mette da parte una quota a tuo nome. Non te la dà subito. Te la dà tutta insieme quando il rapporto finisce, per qualunque motivo finisca: scadenza, dimissioni, licenziamento.
- Ogni mese lavori e prendi lo stipendio
- Sopra lo stipendio, il datore accantona una quota a tuo nome
- Ogni 31 dicembre quella somma si rivaluta un poco
- Il contratto finisce, per qualunque motivo
- Ti arriva tutta insieme, tassata a parte rispetto allo stipendio
Non è un premio e non è un favore. È retribuzione differita: soldi che hai già guadagnato, pagati dopo. Per questo non dipende da quanto sei stato bravo né da come te ne sei andato. Anche se ti dimetti dopo due mesi, ti spetta.
Chi ce l'ha e chi no
Qui sta il primo inganno. Il TFR non dipende dalle ore che fai: dipende dal tipo di rapporto. Se sei dipendente lo maturi, anche con otto ore a settimana. Se non lo sei, non lo maturi, anche lavorando sessanta ore.
| Come lavori | TFR | Nota |
|---|---|---|
| Part-time, orizzontale o verticale | Sì | In proporzione a quanto guadagni |
| A chiamata (lavoro intermittente) | Sì | Solo sulle ore che fai davvero |
| Contratto a termine, anche di un mese | Sì | Arriva alla scadenza |
| Apprendistato | Sì | È un contratto da dipendente a tutti gli effetti |
| Agenzia interinale | Sì | Di solito pagato alla fine di ogni missione |
| Colf, badante, baby sitter assunta | Sì | Col contratto del lavoro domestico |
| Prestazione occasionale, ritenuta d'acconto | No | Non sei dipendente |
| Partita IVA | No | Il TFR te lo devi mettere da parte tu, nel prezzo |
| Tirocinio | No | Non è un rapporto di lavoro |
| In nero | No, di fatto | Esiste solo se un giudice riconosce il rapporto |
Se lavori a chiamata, come funziona il resto del contratto l'ho spiegato in contratto a chiamata: come funziona davvero. Se passi da un'agenzia, in agenzia interinale per studenti.
TFR part time: quanto matura davvero
La regola sta nel codice civile, all'articolo 2120: ogni anno si accantona la retribuzione annua divisa per 13,5. Da quella quota si toglie un piccolo contributo che va all'INPS, lo 0,5% della retribuzione. Il risultato, in pratica, è circa il 6,9% di quello che hai guadagnato lordo. Detto ancora più semplice: un anno di lavoro vale poco meno di una mensilità lorda di TFR.
Nella retribuzione su cui si calcola entra quasi tutto quello che ti pagano in modo stabile, tredicesima compresa. Non entrano i rimborsi spese e le voci occasionali. Il tuo contratto collettivo può precisare cosa ci va dentro.
Il part-time non ha una regola sua: siccome guadagni meno, maturi meno, nella stessa proporzione. Ecco l'ordine di grandezza su qualche caso tipico da studente. Sono conti miei, fatti con la regola sopra, su stipendi lordi di esempio, prima delle tasse e senza la rivalutazione:
| Caso | Lordo nel periodo (con la tredicesima) | TFR lordo, circa |
|---|---|---|
| A chiamata nei weekend, 400 € al mese per 6 mesi | 2.600 € | 180 € |
| Part-time estivo, 800 € al mese per 4 mesi | 3.470 € | 240 € |
| Part-time 20 ore, 800 € al mese per un anno | 10.400 € | 720 € |
| Tempo pieno, 1.500 € al mese per un anno | 19.500 € | 1.350 € |
Guarda la riga dei sei mesi a chiamata. Centottanta euro non cambiano la vita, ma sono quasi un mese di affitto di una stanza in molte città. E se fai tre lavoretti diversi in due anni, sono tre liquidazioni, una per ogni datore. Ognuna da controllare.
Ogni 31 dicembre quello che hai accumulato si rivaluta: 1,5% fisso più tre quarti dell'inflazione. Su un contratto di pochi mesi conta pochissimo; su più anni nello stesso posto si sente.
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Due lavori, uno con il TFR e uno senza
Il primo contratto vero l'ho avuto al locale dentro l'autodromo di Imola, il primo anno di università. A chiamata, 7,23 € l'ora, fra i 400 e i 600 euro al mese lavorando i weekend. A settembre non l'ho rinnovato e sono partito per Torino.
Rifacendo adesso il conto con la regola di sopra, su sei-sette mesi a quelle cifre, quel contratto valeva qualche centinaio di euro lordi di TFR. Non tanto. Ma c'era, perché c'era un contratto. E c'è un dettaglio che mi brucia ancora: il mese dei concerti mi avevano messo qualcosa in più, fuori dallo stipendio. Quei soldi sul TFR non contano niente, come non contano su contributi e tredicesima. Ne parlo in lavoro in nero: cosa rischi tu.
Poi, a Torino, la startup. Due mesi e mezzo di video, 1.560 euro in tutto, con la ritenuta d'acconto, nessun contratto firmato. Lavoravo più ore che al locale, con orari e consegne decisi da loro. Di TFR, zero: per la carta non ero un dipendente. Se avessi saputo leggere la differenza, avrei chiesto un prezzo che la coprisse, o un contratto diverso.
La lezione è questa: il TFR non lo decide quanto lavori, lo decide che cosa firmi. Quando ti propongono la ritenuta d'acconto al posto di un contratto, ti stanno togliendo anche questo, oltre a ferie e malattia. Come si riconosce la differenza lo spiego in prestazione occasionale: cos'è e quando conviene.
Quando arriva, e quanto te ne tassano
Quando. La legge dice che il TFR si paga alla fine del rapporto, ma non fissa un giorno preciso. Di solito arriva con l'ultima busta paga o con quella del mese dopo. Alcuni contratti collettivi danno un termine, spesso di qualche settimana: vale quello scritto sul tuo. Se dopo due mesi dalla fine non hai visto niente, è il momento di chiedere.
Le tasse. Il TFR ha una tassazione separata: non si somma allo stipendio dell'anno, e quindi non ti fa salire di aliquota. Il datore trattiene in partenza un'imposta, che per cifre piccole parte di solito dal 23%, lo scaglione più basso. Poi l'Agenzia delle Entrate rifà il conto, e se ti hanno trattenuto troppo ti restituisce la differenza, anche a distanza di tempo. Sulla sola rivalutazione c'è un'imposta a parte del 17%.
Prima non lo puoi chiedere. L'anticipo sul TFR esiste, ma dopo almeno otto anni nello stesso posto e solo per cose come la prima casa o spese mediche. Su un lavoretto di pochi mesi non c'entra.
Il fondo pensione. Quando ti assumono, ti devono dare un modulo per scegliere dove va il tuo TFR: resta in azienda, o va in un fondo pensione. Hai un tempo limitato per rispondere, e se non scegli il TFR può finire in automatico nel fondo pensione del tuo contratto: lì resta bloccato fino alla pensione, salvo casi particolari. Per un lavoretto di qualche mese quasi sempre conviene che resti in azienda e ti venga pagato alla fine. Il termine esatto e le regole stanno scritte sul modulo e cambiano da fondo a fondo: leggilo, e se non ti è mai stato dato, chiedilo.
Se il TFR non arriva
Succede più spesso di quanto pensi, soprattutto nei posti piccoli. L'ordine giusto:
- Controlla l'ultima busta. Il TFR può comparire come «TFR», «trattamento fine rapporto» o «liquidazione». Se c'è, ti è stato pagato. Come si legge il resto lo trovi in busta paga: come si legge, voce per voce.
- Chiedi per scritto. Un messaggio o una mail, con le date del contratto: «Ciao, il mio rapporto è finito il [data]. Non ho ancora visto il TFR: mi dici quando è previsto il pagamento?». Per scritto, così resta.
- Se non risponde, vai da un patronato o da un sindacato. Fanno il conto per te e mandano una diffida. La maggior parte dei servizi è gratuita o quasi. Chi fa cosa l'ho messo in a chi ti rivolgi quando qualcosa non torna.
- Se l'azienda è fallita, c'è l'INPS. Esiste un Fondo di garanzia che paga il TFR al posto del datore che non può più farlo. La domanda passa dal patronato.
Hai cinque anni dalla fine del rapporto per chiedere il TFR. Non serve muoversi il giorno dopo, ma non serve nemmeno aspettare: dopo un anno nessuno si ricorda più niente, e le buste paga si perdono.
La cosa da fare domani
Fai la lista di tutti i lavori con contratto che hai fatto negli ultimi cinque anni: anche l'estate al bar, anche il mese all'interinale. Per ognuno cerca l'ultima busta paga (se non ce l'hai, il datore o il consulente del lavoro te la devono ridare) e guarda se c'è la voce del TFR. Moltiplica a spanne il lordo totale di quel lavoro per 0,069: se la cifra in busta è molto più bassa, o non c'è proprio, manda il messaggio del punto 2.
Se invece stai lavorando adesso, cerca il modulo sulla destinazione del TFR che ti hanno dato all'assunzione. Se non ricordi di averlo mai visto, chiedilo domani in ufficio.
Hai una domanda su questa cosa? Un TFR che non torna, un'ultima busta senza la voce, un datore che dice che a chiamata non ti spetta? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
